Conte a casa o imperatore, ecco come finisce la crisi di governo

di Lucio Fero
Pubblicato il 14 Gennaio 2021 8:51 | Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio 2021 8:51
Costruttori e Insieme e passa la crisi: un ambo per Conte al Lotto del governo

Costruttori e Insieme e passa la crisi: un ambo per Conte al Lotto del governo (Foto d’archivio Ansa)

Conte è l’oggetto della crisi di governo aperta da Renzi. Conte giudicato da Renzi inadeguato a governare, Conte giudicato da M5S, Pd e Leu indispensabile per governare/stare al governo. Quindi la crisi di governo finisce nel modo in cui finisce Conte. Cioè o Conte a casa o Conte imperatore, imperatore almeno di Pd e M5S e di quello che continuerà a chiamarsi centro sinistra. Abusando non poco della definizione, essendo diventato qualcosa d’altro, proprio nel segno di Conte unico premier e Conte unico candidato premier.

Conte: crisi di governo al buio sì, ma basta accendere una torcia

Subito battezzata crisi al buio. Un po’ al buio sono tutte le crisi di governo, in caso di tutta luce e splendore nell’azione di governo e nella maggioranza che lo sosteneva, guarda caso, la crisi di governo non ce e non si fa. Al buio, certo. Perché quando comincia non si sa come va a finire. Succede di essere così, guarda un po’, a tutte le crisi. Almeno all’inizio.

Un po’ di buio suppletivo e marginale sul racconto della crisi lo genera anche l’amnesia giornalistica quasi totale sul come funziona il Parlamento, la democrazia parlamentare, la Costituzione. Un po’ come se chi racconta la partita di calcio avesse qualche difficoltà o amnesia sul fuorigioco e i calci d’angolo. Un po’ di buio oggettivo e voluto sta nelle intenzioni non sempre esplicite degli attori della crisi.

Ma basta accendere una torcia, ad illuminare le condizioni date. Il campo da gioco, quello fuori dal quale la palla non può rotolare. Le condizioni date, in primo luogo il Parlamento che c’è, quello votato dagli italiani alle ultime elezioni politiche.

Un Parlamento, quattro possibilità

  • Prima possibilità: in questo Parlamento Conte può trovare una maggioranza che sostenga un suo governo, una maggioranza senza Italia viva. Sì, può farlo, i numeri ci sono. Al posto di Italia viva di Renzi però non andrà certo Forza Italia di Berlusconi. Pro Conte deve formarsi un Gruppo parlamentare che raccolga e metta insieme i non pochi parlamentari dalla identità politica incerta, sfumata, cangiante e cangiata.
  • Come definirli, centristi, delusi, senza casacca? Ce ne sono a sufficienza per fare un Gruppo parlamentare. Quindi Conte può avere i numeri per il suo governo. Piccolo problema: sarebbe un governo caos. Caos al primo passo di un qualunque suo movimento, un millepiedi che tenta la postura eretta.
  • Seconda possibilità: in questo Parlamento ci sono i numeri per fare un governo senza Conte presidente del Consiglio. In teoria sì, ma non si vede quale colla e forza umana e ultraterrena potrebbe tenere insieme M5S una volta saltati alibi, corazza e tetto comune rappresentati da Conte. M5S si contorcerebbe in spasimi e spasmi prima di votare un altro premier. Dunque piccolo problema anche per un governo senza Conte premier: un M5S ferito in maniera lancinante, un M5S ancora più intransigente e immobile nei suoi No, un M5S al governo con un solo anelito e grido: trasformare i 209 miliardi in un gigantesco Reddito di Cittadinanza per tutti.
  • Terza possibilità: in questo Parlamento ci può essere la maggioranza per un governo cosiddetto “di scopo”. Governo di scopo…un modo per non dire un governo che dura fino al 2023, altro che scopo limitato e immediato. Per un governo così ci possono essere i voti anche di Forza Italia e Italia viva. oltre a quelli del Pd e di M5S. Magari anche Salvini trova un modo non per starci in un governo così ma per consentirgli di esistere. Giorgia Meloni e magari Leu non ci stanno. Ma si può fare, magari chiamandolo governo istituzionale. Piccolo problema: non si neanche intravede il nome di un presidente del Consiglio al tempo stesso super partes e politicamente adeguato. 
  • Quarta possibilità: questo Parlamento più o meno si auto scioglie non lasciando nessuna possibilità a Mattarella di fare altrimenti. E si va ad elezioni anticipate. Elezioni nelle quali quale sarà l’offerta politica agli elettori è chiaro solo a destra. Dall’altra parte Pd e M5S insieme o separati? E Italia viva di Renzi come e con chi? E Azione di Calenda come e con chi?

Conte vince, Conte perde…fa 2 a 2

Conte vince nella casella 1 e 4. Conte vince se trova una maggioranza per il suo governo, ovviamente. E vince se si va ad elezioni perché con tutta probabilità in quel caso sarebbe il candidato premier di Pd e M5S insieme, Zingaretti ha già fatto pubblico atto di omaggio all’investitura.

Conte perde nelle caselle 2 e 3, quelle in cui non si va a votare e si fa un altro governo o un’altra maggioranza ma comunque senza lui premier.

Per Conte un lascia tutto o un infinito raddoppio

Come sia potuto accadere lo dirimeranno forse gli storici, non certo i cronisti o gli analisti politici da “speciale crisi politica”. Un uomo senza un partito politico alle spalle, un professionista non certo della politica e dell’amministrazione, un uomo colto ma senza nessuna identità politica che diventa il presidente del Consiglio sia del governo più di destra che la Repubblica abbia mai avuto sia del governo che nasce perché quella destra non governi.

Un premier prima del governo che ha come orizzonte l’emancipazione dall’Europa e poi del governo che ha come orizzonte (e ossigeno) la fusione con l’Europa. Poi premier del governo della pandemia e del Recovery Italia, entrambe le gestioni condotte con approssimative competenze. Con l’eccezione di quella del promettere e rinviare. Premier di un governo che insegue i fatti senza mai avere neanche il sospetto intellettuale di poterli governare.

Eppure questo politico (tale ormai è Conte) senza identità e senza storia se ora riesce a mantenere il governo o anche se si va ad elezioni anticipate, sarà l’uomo che colonizza il Pd ed eredita M5S. In questi due cadi Pd ed M5S  messi nella condizione di non poter e non voler altro premier e altro candidato premier se non lui, Conte Giuseppe. Quindi, se resta, per Conte infinito raddoppio.

Se invece Conte dovesse vedere qualcun altro presidente del Consiglio (espresso o meno dalla stessa maggioranza o da altra parlamentare maggioranza), allora lascerebbe non solo il governo qui e oggi. Lascerebbe tutto, scivolerebbe nel gruppone dell’uno tra i tanti. L’idea di un suo partito è gonfiata in misura inversamente proporzionale al consenso elettorale che raccoglierebbe un insieme alla Conte (tutti i capi di governo hanno da sempre indici di gradimento super multipli dei voti che poi prenderebbero o prendono se si fanno partito).

Conte a casa o imperatore, come si sia potuto formare questo bivio è quel che toccherà agli storici spiegare. E non sarà per loro agevole perché è un ben strambo bivio.