Governo, trattativa bloccata. Di Maio: “Senza sì a Conte inutile vedersi”. Annullato il vertice M5S-Pd

di Daniela Lauria
Pubblicato il 27 Agosto 2019 8:44 | Ultimo aggiornamento: 27 Agosto 2019 13:23
Conte-bis, 4 ore di trattativa non bastano. Pd: "Strada ancora in salita". M5s: "La pazienza ha un limite"

Il segretario Pd Nicola Zingaretti e il leader M5s Luigi Di Maio (Foto Ansa)

ROMA – Non sono bastate 4 ore di trattativa per trovare l’accordo tra Pd e M5s. Dalle 21 all’una di notte si sono seduti per la prima volta allo stesso tavolo non soltanto Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti, ma anche lo stesso Giuseppe Conte e il vicesegretario Pd Andrea Orlando. Al termine del vertice però la “strada è ancora in salita”, dicono fonti del Nazareno. E non c’è ancora il via libera a un Conte-bis, sul quale Di Maio resta invece inamovibile: prima Conte e poi il resto. “La pazienza ha un limite”, aggiungono i 5 Stelle.

Versione Pd: di nomi non si è parlato, è un problema di programmi, a partire dalla prossima manovra economica, su cui “emergono differenze”. Versione M5s: gli esponenti Pd hanno “parlato solo di ministeri”, altro che programmi, le correnti Pd fanno sentire il loro peso. Ciascuna delegazione alza la posta.

Per dare il sì a Conte, Zingaretti chiede discontinuità di squadra e di agenda. Il tutto per un governo di cui il segretario Pd non farà mai parte: dovrebbe restare alla Regione Lazio. Di Maio invece, chiede per sé gli Interni (restando vicepremier), commissario europeo e dice che Conte va conteggiato come figura terza. Tra i democratici permane il sospetto che voglia far saltare il banco.

La trattativa sarebbe dovuta proseguire in un nuovo vertice da tenersi oggi alle 11 a Palazzo Chigi. Ma subito dopo l’incontro Di Maio ha ribadito il suo diktat: “Se non dicono sì a Conte è inutile vedersi, sono stanco dei giochini”. L’indomani mattina il secondo incontro è saltato.

Restano da sciogliere questioni di merito e di metodo, oltre che di nomi. Il Pd si presenta al tavolo con la richiesta ai Cinque stelle di non sottoporre la nascita del governo a un referendum su Rousseau, ma solo al voto dei gruppi parlamentari, per riportare in primo piano la democrazia rappresentativa. Una richiesta che in partenza appare difficilmente accettabile dai pentastellati.

E poi c’è il tema della composizione della squadra di governo, a partire dal (o dai) vicepremier. L’ipotesi più accreditata è che ad affiancare Conte vada un solo vice del Pd, magari – sarebbe la prima volta di una donna – la vicesegretaria Paola De Micheli o il vicesegretario Orlando. Ma la discussione sarebbe ancora aperta, così come sul dicastero che assumerà Di Maio (non c’è dubbio che sarà ministro, rimarcano i pentastellati).

Il segretario Pd punta i riflettori sui temi: oltre che la prossima manovra economica, ci sarebbero problemi su sicurezza e giustizia. Solo dopo un’intesa programmatica, afferma il Pd, potrà arrivare il via libera a Conte, come premier del M5s in un esecutivo giallorosso. Ma i 5Stelle sono tranchant: “E’ un momento delicato e chiediamo responsabilità ma la pazienza ha un limite. L’Italia non può aspettare, servono certezze”.

Alle 16 intanto inizia il secondo giro di consultazioni di Mattarella al Quirinale. Ma se il governo giallo-rosso troverà mai la luce non potrà essere null’altro che un Conte-bis.