Conte bis, Zingaretti annulla l’incontro con Di Maio. “Adesso basta ultimatum”

di redazione Blitz
Pubblicato il 30 Agosto 2019 21:42 | Ultimo aggiornamento: 30 Agosto 2019 21:42
Nicola Zingaretti

Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti (Foto Ansa)

ROMA  –  Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha annullato un incontro previsto con Luigi Di Maio nel primo pomeriggio di venerdì 30 agosto. E’ stata questa la prima diretta conseguenza dell’ultimatum posto dal capo politico del M5s dopo il colloquio con il presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte. 

All’ora di pranzo di venerdì 30 agosto la strada per un accordo di governo Pd-M5s sembrava in discesa, ma nel giro di mezz’ora si è tornati sulle montagne russe. E’ stato proprio Di Maio ad alzare il tiro: “O siamo d’accordo a realizzare i punti del nostro programma o non si va avanti. Altrimenti, meglio il voto”. Così il leader del M5s ha gelato i quasi alleati del Pd.

I Dem prima si sono confrontati increduli, poi hanno replicato con durezza: niente diktat e minacce. Il più netto è stato il segretario Zingaretti: “Basta con gli ultimatum inaccettabili o non si va da nessuna parte”. E su Twitter ha ricordato: “Patti chiari, amicizia lunga”.

In pochi minuti la tensione è schizzata e lo spread è salito (il picco a 176 punti, per poi chiudere la giornata a 170) mentre la Borsa è scesa (l’indice Ftse Mib ha ceduto lo 0,35%).

Conte prova a ricucire

In serata è stato Conte che, dopo un incontro veloce con il Papa ai funerali del cardinale Achille Silvestrini, ha provato a mettere pace. Lo ha fatto in una nuova riunione a Palazzo Chigi con i due partiti (senza i leader) e rinviando ad un’altra in mattinata, per lavorare sul programma.

Proprio lì, almeno ufficialmente, si è incagliata di nuovo la trattativa. In particolare si profila lo scontro sui decreti sicurezza. Zingaretti, mezz’ora prima di Maio, ha detto ai giornalisti di aver proposto a Conte che su quei decreti fortemente voluti dalla Lega e ‘benedetti’ col voto dai 5S, si va “almeno” verso “il recepimento delle indicazioni del presidente della Repubblica”. Rilievi su più punti e di peso, da parte del Colle, su cui anche il Movimento apre. Ma “senza modificare la ratio di quei provvedimenti”, aggiunge Di Maio scatenando le polemiche.

In ogni caso per il M5s un eventuale accordo di governo prevede come “imprescindibili” i propri punti programmatici, ora per di più raddoppiati: dai 10 annunciati al Quirinale ai 20 proposti nella sala dei Busti al presidente incaricato. Sono i paletti intorno ai quali potrebbe nascere un Conte bis. Su questo Di Maio calibra la grammatica e i tempi verbali: “Uso il condizionale perché, in qualità di capo politico, siamo stati molto chiari: o siamo d’accordo a realizzare i punti del nostro programma o non si va avanti”, insiste.

Che sia lui, ancora, il leader del Movimento, lo ripete una seconda volta quando ricorda che “da capo politico ha rinunciato “due volte a fare il premier” e riconoscendo invece all’avvocato del popolo il ruolo di “super partes”. Infine invoca le stesse parole usate da Conte accettando l’incarico con riserva al Quirinale: “Non è momento degli attacchi ma del coraggio e ne servirà tanto”.

La spaccatura sui decreti sicurezza

Ma i sospetti dei Dem in chiave anti M5s riprendono fiato e si moltiplicano. Anche sui decreti sicurezza. “Secondo me vanno abrogati”, tuona su Facebook il deputato Matteo Orfini. Gli fa eco Nicola Fratoianni di Liberi e uguali, convinto che “andrebbero abrogati perché assai difficilmente si può rintracciare qualsiasi elemento di razionalità all’interno”.

Passano le ore e dal Movimento i toni si placano, fino quasi a rinnegare l’idea che vogliano far saltare il banco: “Cambio idea? Chiedere di abbassare le tasse significa cambiare idea? – scrivono in una nota – Ribadiamo: contano le soluzioni, non le poltrone. E qui il punto è un altro: noi vogliamo cambiare veramente il Paese”.

Il Pd non si fida fino in fondo e in una nota il partito del Nazareno rilancia chiedendo “un chiarimento sulle dichiarazioni di Luigi Di Maio, al termine delle consultazioni”. Siano “precondizione per proseguire nel percorso avviato negli scorsi giorni”. E la partita continua. Il premier incaricato Conte, forte dell’investitura del Colle, per ora tiene la barra dritta e procede in autonomia.  

Fonti: Ansa, Agi