Conte demolisce Salvini: “Irresponsabile e pericoloso, pieni poteri fuori dalla democrazia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Agosto 2019 16:13 | Ultimo aggiornamento: 20 Agosto 2019 16:51
Conte demolisce Salvini

Matteo Salvini, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio (Foto ANSA)

ROMA – Conte demolisce Salvini in un discorso al Senato che è tutto un lungo elenco di accuse, contestazioni e denunce politiche rivolte al Ministro degli Interni. Conte presidente del Consiglio di un governo che dice “qui si arresta”, descrive e documenta Matteo Salvini ministro e leader della Lega come “irresponsabile” per aver voluto la crisi “per interesse personale e di partito a scapito dell’interesse generale del paese”.

Irresponsabile pericoloso perché Conte non esita a dire “mi preoccupa il tuo richiamo ai pieni poteri e alle piazze”. Più volte Conte dà a Salvini dell’ignorante in democrazia, lo descrive come privo di “cultura istituzionale”. Non manca di rimproverargli la “vicenda russa”, di rimproverargli di non aver consentito l’accertamento della piena verità sull’affare Savoini. Ancora, Conte rinfaccia a Salvini la “incoscienza religiosa e civile ” di comiziare innalzando simboli religiosi.

Aveva cominciato così Conte: “crisi innescata dalla Lega…decisione oggettivamente grave…non in buona fede, non in lealtà…interessi personali e di partito…”. “Votare è il cuore della democrazia ma sollecitare a votare ogni anno è irresponsabile, è una grave carenza di cultura istituzionale”.

A salvini Conte dà dell’opportunista: “presenti mozione sfiducia e non ritiri i ministri…apri la crisi dopo aver incassato Decreto Sicurezza Bis…”. Alle 15 e 58 Conte finisce. Ha già detto “il governo qui si arresta”. Negli ultimi minuti ha precisato: “Annuncio che l’esperienza di governo si interrompe qui, intendo completare il passaggio, ascolterò il dibattito e poi mi recherò al Quirinale per dimettermi”. 

Salvini sedeva al suo fianco, gesticolava poco, dava mostra di placare i fischi dei leghisti a Conte. Preparava e meditava la replica che arriverà subito dopo che così comincerà: “Grazie e finalmente, grazie e finalmente. Io sono un uomo libero, qui dentro ci sono uomini e donne liberi e uomini e donne meno liberi”. Era solo l’inizio e già Salvini aveva messo Conte tra gli uomini non liberi, schiavi, come poi dirà, di qualcuno.