Conte e Signorelli: in Campania e Calabria due candidati “sporchi” del Pdl

Pubblicato il 1 Marzo 2010 14:20 | Ultimo aggiornamento: 1 Marzo 2010 14:42

Roberto Conte, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa

Il Pdl candida nelle proprie liste un condannato per reati di mafia e altri collusi con organizzazioni mafiose. Ad un mese dalle elezioni regionali spuntano in Campania e Calabria i candidati “indesiderabili” del centrodestra. Si tratta di Roberto Conte, Tommaso Signorelli e Franco La Ruspa.

In Campania, a sostegno del candidato del centrodestra Stefano Caldoro, è spuntato in nottata il nome di Roberto Conte nella lista fiancheggiatrice “Alleanza di popolo”. Il suo inserimento in lista, secondo i ben informati, è stato frutto di un vero e proprio blitz notturno ad opera del coordinatore regionale Nicola Cosentino, già indagato per concorso esterno in associazione camorristica.

A storcere il naso contro la candidatura di Conte, passato dai Verdi al Pd, espulso dal Pd e quindi “animatore” della lista Alleanza di popolo che fiancheggia il Pdl,  sono stati molti esponenti dello stesso centrodestra, a partire dallo stesso Caldoro. E guardando il curriculum di Conte non è difficile capire il perché. Nell’aprile del 2009 ha ricevuto un ordine di custodia cautelare con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni della Regione Campania. Nel giugno dello stesso anno è stato poi condannato in primo grado a due anni e otto mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

Già nel 2007, inoltre, era stato indagato nel corso dell’Operazione Canaglia: indagine che portò all’arresto di 13 persone tra dirigenti, funzionari e dipendenti del Comune di Napoli e del Consiglio Regionale.

Storia che si ripete in Calabria. Dove tra le liste a sostegno del candidato Pdl Giuseppe Scopelliti si trovano dei nomi “scomodi”. Il primo è quello di Tommaso Signorelli, arrestato nel 2007 all’epoca dello scioglimento del comune di Amantea per infiltrazioni mafiose. Oggi è ancora sotto processo e la procura lo accusa di essere un politico nelle mani dei clan.

Altro “caso morale” in Calabria è quello che riguarda Franco La Ruspa che appoggia Scopelliti. Ad essere indagato non è lui, in realtà, ma suo padre Antonio, rinviato a giudizio per voto di scambio politico-mafioso.