Conte e la gaffe sull’8 settembre…forse intendeva 25 aprile?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Settembre 2018 15:48 | Ultimo aggiornamento: 9 Settembre 2018 15:48
Giuseppe Conte e la gaffe sull'8 settembre...forse intendeva 25 aprile?

Conte e la gaffe sull’8 settembre…forse intendeva 25 aprile? (foto Ansa)

BARI – Giuseppe Conte l’8 settembre 2018, a Bari, fa il paragone con l’8 settembre 1943…ma forse intendeva il 25 aprile 1945. Parlando dalla Fiera del Levante, il premier ha auspicato una rinascita dell’Italia proprio per in coincidenza di una data di rinascita. Peccato, però che l’8 settembre ’43 ci sia stato l’armistizio firmato da Badoglio, dopo il quale si ebbe per esempio la creazione della Repubblica di Salò, dopo il quale l’Italia era divisa in due (gli alleati controllavano il centrosud mentre al Nord si scannavano repubblichini e partigiani), e di sangue ne sarebbe stato versato tanto fino alla Liberazione, avvenuta appunto il 25 aprile 1945. Una gaffe storica per Conte, o forse per chi gli scrive i discorsi.

Il premier Giuseppe Conte, dopo l’intervista in piazza a Ceglie Messapica, apre la Fiera del Levante di Bari non prima di aver posato simbolicamente la prima pietra del nuovo stabilimento Blackshape Spa. E, prima di volare a Cernobbio, conclude il suo tour pugliese al Digithon di Bisceglie, evento tutto dedicato agli startupper. Rilancio dell’impresa, decontribuzione, realizzazione dell’Alta Velocità sono tre dei punti chiave della narrazione di Conte che a Bari annuncia: “il Sud sarà un laboratorio per un intervento pubblico sull’economia”.

Il premier alla Fiera del Levante cerca di dare un messaggio soprattutto agli imprenditori meridionali. “Il fatto che il governo dia massima attenzione ai cittadini non significa che diminuisca lo spazio per il mondo delle imprese”, sottolinea Conte preannunciando, per il rilancio del Mezzogiorno, un ruolo di primo piano dello Stato. “Stiamo studiando con Cassa Depositi e Prestiti gli strumenti adeguati”, spiega riabilitando indirettamente un’idea cara all’universo pentastellato, quella di una Banca pubblica degli investimenti che ripresenti il ruolo che ebbe anni fa la Cassa del Mezzogiorno.

Ma, tra Bari e Cernobbio, Conte cerca di dare anche un messaggio di solidità agli elettori e di responsabilità – all’Europa – del governo giallo-verde. “Leggo di fibrillazioni, di discussioni ma c’è un franco dialogo, siamo coesi e non siamo una banda di scriteriati”, sottolinea parlando al gotha dell’economia italiana al Forum Ambrosetti. E, sia in provincia di Como sia in Puglia, è soprattutto un richiamo alla rinnovata fiducia che il premier intende dare a imprenditori e investitori stranieri. “L’Italia ha potenzialità enormi e oggi come 75 anni fa la vocazione commerciale del Paese ci sta aiutando ad uscire da uno dei momenti più difficili della nostra storia”, argomenta Conte lanciandosi in un paragone ardito: quello tra l’Italia di oggi e quella dell’8 settembre 1943. Un paragone sul quale, alla Fiera del Levante, torna più volte, con un messaggio chiaro: “il governo vuole ricreare per i cittadini la stessa fiducia per il futuro che allora c’era da parte dei nostri genitori”.

Conte non tocca il tema Tap, argomento caldissimo per i pugliesi e anche per il M5S. Difende la soluzione trovata dal vicepremier Luigi Di Maio su Ilva mentre insiste sul punto delle concessioni: “non siamo per le nazionalizzazioni né per le privatizzazioni ma per una gestione efficiente delle risorse pubbliche e non consentiremo di depredarle”. Con lui, a Bari, c’è il ministro per il Sud Barbara Lezzi mentre precedono l’intervento del premier il sindaco di Bari Antonio Decaro e il governatore Michele Emiliano. E l’esponente Dem non appare soddisfatto: “da Conte non abbiamo avuto alcuna risposta sulle questioni poste mentre ai tarantini una risposta sulla salute va data”.

Ma il premier, piuttosto, sceglie di concentrarsi sul piano di riforme che partirà con la manovra. Ribadisce che la riforma del fisco e il reddito di cittadinanza si faranno mentre, in merito al tema del commercio internazionale, preannuncia che l’Italia farà la voce grossa in Ue se vedrà, come è accaduto, “una protezione occasionale dei suoi marchi”. Poi vola a Cernobbio, al termine di una tre giorni che, all’inizio dell’autunno caldo, vede il premier giallo-verde cercare di assurgersi, per la prima volta, a protagonista del governo giallo-verde.