Conte reagisce allo sgambetto di Salvini: “La manovra si fa a Palazzo Chigi. Quando lo decido io”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Luglio 2019 14:43 | Ultimo aggiornamento: 15 Luglio 2019 14:48
Conte reagisce allo sgambetto di Salvini: "La manovra si fa a Palazzo Chigi. Quando lo decido io"

Il presidente del Consiglio Conte e il ministro dell’Interno Salvini nella foto Ansa

ROMA – All’incontro con le parti sociali di questa mattina al Viminale, Matteo Salvini in versione capo di governo e titolare dei ministeri economici, aveva assicurato che la prossima legge di bilancio sarebbe stata fatta presto, ad agosto. Come l’ha presa il vero premier, Giuseppe Conte? Male, come aveva preso male l’invasione di campo, puntando i piedi e chiarendo perché tutti intendessero che la manovra si fa a Palazzo Chigi e che i tempi li decide lui. 

“La manovra economica viene fatta qui, dal ministro dell’Economia e tutti i ministri interessati, e non si fa altrove, non si fa oggi. I tempi, e tengo a precisarlo, li decide il Presidente del Consiglio, sentiti li altri ministri, a partire da quello dell’Economia. I tempi non li decidono altri”, ha dichiarato ai cronisti, fuori da Palazzo Chigi. Poco prima altre stoccate dal suo gabinetto per dire che quello, Salvini, parla tanto ma combina poco: da oltre due settimane il presidente del Consiglio sta sollecitando la Lega a dare i nomi dei delegati che dovrebbero rappresentare il partito di Salvini ai tavoli sulla manovra ma nessuno s’è curato ancora di indicare i suoi delegati.

Conte non vuol apparire un premier dimezzato. Per questo non esita a parlare di nuovo di “scorrettezza istituzionale” da parte di Salvini quando “non solo si raccolgono istanze da parte delle parti sociali ma anticipa dettagli di quella che ritiene che debba essere la manovra economica”. L’occasione è buona per qualche fendente supplementare come la presa di distanza sul caso Savoini e i presunti fondi da Mosca, presa di distanza che ribadisce ma senza credere davvero che Salvini abbia detto di essere stato “pugnalato alla schiena”.

Per cui a domanda precisa se il leader della Lega debba presentarsi alle camere, risposta inequivocabile: “Perché no?”. E sul fatto che a illustrare la flat tax ci fosse il sottosegretario dimissionato Siri, può concedersi una magnanimità appena condita di malizia: “Se si tratta di un vertice di partito, la presenza di Siri va bene. Se è un vertice di governo, la presenza di Siri non va bene”.

Per dire, molto meno cattivo di un Di Maio. “Per quanto riguarda la partecipazione dei sindacati al tavolo con Siri affair loro. Se vogliono trattare con un indagato per corruzione messo fuori dal governo, invece che con il governo stesso, lo prendiamo come un dato. E ci comportiamo di conseguenza”, la durissima presa di posizione che il ministro del Lavoro affida a Facebook. (fonte Ansa)