“Siri si deve dimettere”. Conte lo scarica, lui aveva promesso: “Senza archiviazione, entro 15 giorni lascio”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 2 maggio 2019 20:34 | Ultimo aggiornamento: 2 maggio 2019 20:34
"Siri si deve dimettere". Conte lo scarica, lui aveva promesso: "Senza archiviazione, entro 15 giorni lascio"

“Siri si deve dimettere”. Conte lo scarica, lui aveva promesso: “Senza archiviazione, entro 15 giorni lascio”

ROMA – “Senza archiviazione, entro 15 giorni mi dimetto”. Così il sottosegretario ai Trasporti Armando Siri aveva provato a prendere tempo, professandosi innocente rispetto all’indagine per presunta corruzione che lo coinvolge. Ma inappellabile è arrivata la decisione del premier Giuseppe Conte: “Siri si deve dimettere – ha detto in conferenza stampa a Palazzo Chigi – proporrò la revoca delle deleghe al prossimo Cdm”. 

“Io credo che la vicenda giudiziaria abbia un suo corso mentre la vicenda politica” ne ha un altro, ha aggiunto il premier. “Noi dobbiamo essere credibili. Lo dobbiamo essere sia per la chiarezza che per il rispetto delle istituzioni. Ho letto le parole del sottosegretario Siri. Le dimissioni future non hanno senso, le dimissioni si danno o non si danno…”, ha poi sottolineato riferendosi proprio all’intervento del sottosegretario che, professandosi “innocente” , aveva auspicato di essere ascoltato presto dai magistrati per chiarire la propria posizione. “Se non arriverà una rapida archiviazione – aveva detto Siri – entro 15 giorni mi dimetto”.

Ma Conte lo ha scaricato con la logica inoppugnabile di un legale: “Lo dico da avvocato: eventuali dichiarazioni spontanee dell’interessato, ragionevolmente non potranno segnare una svolta rispetto alla fase delle indagini preliminari”.

“Fin da quando è sorto questo governo, mi sono sempre posto un interrogativo: come può il governo del cambiamento affrontare nel modo più giusto questo caso? – ha detto Conte – ‘Governo del cambiamento’ non è mai stata una formula retorica, significa che il governo si impegna e ha promesso a realizzare buone pratiche di governo tutelando i cittadini e non interessi di parte”.

Quindi la richiesta “ai Cinque stelle di non approfittare di questa” decisione sul caso Siri per ”cantare vittoria politica”. E allo stesso tempo l’invito alla ”Lega a comprendere che questa soluzione non è la condanna di un suo esponente e non si lasci guidare e ispirare da una reazione corporativa ma si lasci ispirare da una più complessiva e superiore valutazione di un interesse superiore”.

“In un paese civile non funziona così, lascio a Conte e Siri le loro scelte, a me va bene qualsiasi cosa se me la spiegano”, ha commentato Matteo Salvini. “Spero che venga il 26 maggio prima possibile, così le ragioni elettorali di qualcun altro verranno meno”. Poi ha assicurato: “E’ una vicenda locale che non ferma il governo”. “Siamo di fronte – ha aggiunto continuando a difendere il suo uomo – a una vicenda surreale. Sarebbe indagato perché due tizi parlavano di lui, senza che sia stato fatto nulla”.

Un interrogatorio, quello del sottosegretario Armando Siri, che a questo punto non può essere più rimandato. Un atto istruttorio che arriverà presumibilmente la prossima settimana e seguirà quello di Paolo Arata, l’imprenditore protagonista di una intercettazione ambientale con il figlio, avvenuta nel settembre del 2018, nella quale si tirerebbe in ballo l’esponente della Lega e in particolare trentamila euro, non è chiaro se “promessi o dati” in cambio di favori. E’ questa l’accusa, il “fumus” come scrive la Procura di Roma nel decreto di perquisizione, che gli inquirenti contestano a Siri nel filone capitolino dell’indagine arrivata per competenza da Palermo.

Una presunta promessa di utilità sulla quale il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi vogliono confrontarsi con Siri, in un atto istruttorio che può rivelarsi determinante per il prosieguo del procedimento. Al momento l’unica certezza è che sarà Arata ad essere convocato per primo negli uffici di piazzale Clodio. “Siamo in presenza di una vicenda che non ha nulla di penalmente rilevante – ci ha tenuto a precisare l’avvocato di Siri, Fabio Pinelli – che vede, suo malgrado, Armando Siri protagonista pur non essendone direttamente coinvolto. Dimostreremo la sua totale correttezza a breve ai magistrati”. (Fonte: Ansa)