Conte, studi presidente e non faccia il pupazzo saccente… Delrio elenca in aula le frasi ignoranti

di Lucio Fero
Pubblicato il 7 giugno 2018 10:55 | Ultimo aggiornamento: 7 giugno 2018 15:53
Conte, studi presidente e non faccia il pupazzo saccente...Delrio elenca in aula le frasi ignoranti.

Conte, studi presidente e non faccia il pupazzo saccente…Delrio elenca in aula le frasi ignoranti.

ROMA – “Conte, presidente Conte studi, studi…studi prima di parlare di cose che non sa”. All’improvviso e quasi cogliendo di sorpresa il suo stesso partito, [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]  la giornata politica fatta di una scontata fiducia alla Camera per il nuovo governo, le cronache stesse e il sentir comune che vuole Di Maio/Salvini onnipotenti e onnipresenti e le opposizioni annichilite, silenti e penitenti, inizia a parlare in aula a Montecitorio Delrio capogruppo Pd.

“Conte presidente studi, studi…studi prima di parlare di cose che non conosce”. E Delrio elenca, scandisce, se esistesse ancora un qualche rapporto tra parole fatti, Delrio inchioderebbe pure. Elenca, scandisce, inchioderebbe Conte premier alle sue ignoranze espresse in discorso ufficiale e di programma davanti alle Camere. Non una, non due ma ben quattro volte Delrio cita frase, intento programmatico, obiettivo esposto, cosa da fare, traguardo da raggiungere comunicato da Conte premier a nome del governo alle Camere. E non una ma quattro volte Del Rio rileva e per il neofita Conte evidentemente anche rivela: “Decreto legge 2015!…Decreto legge 2016!…Decreto legge, decreto legge, ciascuno con il suo numero protocollare e la sua data. Per quattro volte il premier viene scoperto ignorante della legislazione vigente. Quindi: “presidente Conte, studi, sia più umile”.

Questa dell’umile un po’, un po’ più di un po’, colpisce Conte. Non sorride di condiscendenza mentre parla Delrio, niente condiscendenza come a dire: sciocchezze, adesso ti rispondo. Ad essere umile, politicamente umile, Conte riesce con molta difficoltà. E quando ci prova mostra uno strano concetto di umiltà per così dire Costituzionale. Come quando assicura, niente meno, che non rispetterà solo il Contratto a firma M5S e Lega ma anche la Costituzione a firma Repubblica Italiana…Come quando assicura che lui al Parlamento darà volentieri spiegazioni. Insomma Conte quando prova a fare il politicamente umile squaderna i suoi doveri come  graziose sue scelte.

Un Conte che molti hanno segnalato in calo di forma alla seconda, alla replica. Buona la prima era stata la recensione critico/mediatica/ politica. Buona la prima al Senato quando eleganza del tratto e dell’eloquio e della postura avevano riempito il vuoto di numeri e cifre e date nell’esposizione del programma, meglio dire intenzioni, del governo. Alla seconda, alla replica alla Camera Conte la tira troppo in lungo, diventa verboso. Come capita a chi deve allungare il brodo con acqua perché carne poco o nulla.

Conte ripete con una certa ed evidente stanchezza quel poco o nulla di programma, date, cifre, numeri che sono nel famoso Contratto di Governo. E si accentua la sensazione che…il buio oltre il Contatto. Ma deve essere successo qualcosa anche in sole poche ore. L’incertezza anche dentro la stessa Lega e tra Lega e M5S su cosa e quando e quale la flat tax. E le pensioni d’oro che si tagliano e puniscono però la flat tax rialza il netto in busta abbattuto. E la Tav che Toninelli chiude a parole e la Lega tiene aperta a parole. E il gasdotto Tap che M5S dà per morto e già sepolto e la Lega no e l’Ilva chi lo sa e Alitalia vai a sapere. E il reddito di cittadinanza che alle ore pari è misura universale (cioè per tutti e senza condizioni) e alle ore dispari è aiuto temporaneo solo a chi si sta formando cercando un nuovo lavoro…

Nel Contratto non ci sono istruzioni per l’uso concreto, non ci sono le risposte e le scelte caso per caso, questione per questione. E Conte premier in mano ha solo il Contratto, può solo esporlo, recitarlo. Interpretarlo gli è precluso, anzi questo ruolo Contese lo è precluso da solo, programmaticamente. Il fastidio Delrio gli dice in aula: “Vuole rispettare la Costituzione? Lo scriva lei il programma di governo e  sia lei a dare l’indirizzo politico al governo, come da Costituzione. Vuole rispettare la Costituzione? Non faccia il pupazzo dei due che le stanno seduti al fianco”.

Ma Conte è un capo di governo che in sede di richiesta di fiducia al Parlamento ha portato come fonte di legittimazione il voto di qualche decina di migliaia di militanti/iscritti M5S sulla piattaforma Rousseau/Casaleggio e il voto di qualche decina di migliaia di militanti/simpatizzanti leghisti ai gazebo. Questo un passo non indifferente e sottovalutato dalle cronache della Costituzione materiale che Conte ha in testa e nel cuore.

Quanto alle ignoranze della legislazione vigente, Conte ha almeno l’alibi di uno non proprio pratico del mestiere che va a fare. Che dire allora di Di Maio che annuncia la prossima abolizione dello spesometro abolito due anni fa? O del pensatoio leghista che annuncia la flat tax per le imprese, la tassa piatta per le imprese che esiste in Italia dagli anni Settanta e che, anche per i distratti, è stata abbassata due anni fa? Che dire? Nulla da dire: le ignoranze sono titoli di merito, medaglie nella campagna contro le elites, segnali di riconoscimento e, come ha detto Conte in Parlamento, di ascolto della gente. E se la gente dice che che la settimana le sembra di otto giorni, che otto giorni siano. Non sarò certo Conte a fare spocchiose obiezioni sul calendario popolare e sul Libro Sacro chiamato Contratto, anche vi si dovesse leggere che l’euro gira intorno alla lira.