Coprifuoco nazionale alle 21, restrizioni diversificate per Regioni. Conte presenta Dpcm

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Novembre 2020 10:46 | Ultimo aggiornamento: 2 Novembre 2020 12:48
Bar Milano, il caso del locale che non riapre più e viene multato di 68 euro

Bar Milano, il caso del locale che non riapre più e viene multato di 68 euro (Foto Ansa)

Il nuovo Dpcm dovrebbe prevedere un coprifuoco nazionale alle 21. E’ quanto sarebbe stato deciso lunedì mattina nella riunione del premier Giuseppe Conte con i capidelegazione.

Coprifuoco nazionale alle 21, questo dovrebbe essere la misura più restrittiva del nuovo Dpcm che verrà illustrato oggi da Giuseppe Conte. Ma le nuova restrizioni saranno differenziate tra Regioni. Durante il suo discorso alla Camera dei Deputati, Conte ha spiegato che tra un mese in 15 Regioni si rischia il collasso delle terapie intensive.

Oltre al coprifuoco alle 21, ci dovrebbe essere anche la chiusura dei centri commerciali nel fine settimana. Poi una stretta nella circolazione fra le Regioni. Scuole in didattica a distanza fin dalla seconda media e musei chiusi. Queste almeno alcune delle proposte in circolazione.

Governo, Regioni, Province e Comuni stanno mediando in vista della nuova stretta anti-Covid. Stretta che si tradurrà in un nuovo Dpcm che dovrebbe valere fino al 4 di dicembre

Conte: 15 regioni tra un mese a rischio collasso per le terapie intensive

“Ci sono specifiche criticità in Regioni e province autonome. L’rt nazionale è a 1,7 ma in alcune regioni ovviamente il dato è superiore. Esiste un’altra probabilità che 15 regioni superino le soglie critiche nelle aree delle terapie intensive e delle aree mediche nel prossimo mese”. 

Le Province e le Regioni più a rischio chiusura

In Piemonte, l’indice di contagio medio è dell’1,99. Quasi tutte le province piemontesi sono in scenario 4, tranne Vercelli e Novara. In Lombardia, invece, c’è il quadro peggiore. L’indice Rt a livello regionale è di 2,01 con tutte le province sopra al valore di 1,5 tranne quella di Bergamo.

In Veneto, Treviso e Rovigo hanno un Rt superiore a 1,5. In Friuli Venezia Giulia la situazione più delicata è quella della provincia di Trieste con un Rt superiore a 1,5. Sopra questa soglia anche le province autonome di Trento e di Bolzano.

In Emilia-Romagna, dove il valore complessivo a livello regionale fa segnare un preoccupante Rt di 1,66, Modena, Reggio-Emilia, Ferrara e Ravenna, contribuiscono ad alzare la media con un Rt sopra 1,5. In Lazio – una delle regioni considerate a rischio moderato – soltanto la provincia di Rieti ha un Rt superiore a 1,5.

Al sud, invece, c’è la provincia pugliese di Brindisi ad avere un Rt superiore a 1,5, mentre in Calabria questo valore viene superato dalle province di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria. In Sicilia, rischiano Enna e Caltanissetta.

E le Regioni più a rischio quali sono?

Tre Regioni a rischio definito “Alto”. Lombardia (Rt a 2,01), Piemonte (1,99) e Calabria (1,84). Queste rientrerebbero nello scenario 4 tracciato quest’estate dall’Iss. Lo steso in cui sono inserite anche zone con rischio “Moderato”, come Molise (Rt 2,01), Bolzano (1,92), Emilia Romagna (1,6) e Trento (1,56).

Nello scenario 3, invece, figurano come territori a rischio “Alto” la Puglia (Rt a 1,47), Sicilia (1,38), Toscana (1,19) e Sicilia (1,38). Il rischio è “Moderato” in Friuli Venezia Giulia (1,47), Umbria (1,45), Lazio (1,43), Marche (1,35) e Campania (1,29). Non valutabili, poi, Veneto (Rt 1,47) e Liguria (1,35). (Fonti Repubblica e Today).