Coronavirus, il piano segreto del governo dal 20 gennaio. “Troppo drammatico per divulgarlo”

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 Aprile 2020 15:46 | Ultimo aggiornamento: 21 Aprile 2020 15:46
Coronavirus, il piano segreto del governo dal 20 gennaio. "Troppo drammatico per divulgarlo"

Coronavirus, il piano segreto del governo dal 20 gennaio. “Troppo drammatico per divulgarlo” (Nella foto Ansa il premier Conte)

ROMA – Già dal 20 gennaio il governo italiano si è dotato di un “piano nazionale di emergenza” sul contrasto al coronavirus che prevedeva tre scenari, uno dei quali “troppo drammatico” per essere divulgato. Per tale ragione è stato secretato. A rivelarlo è Andrea Urbani, direttore generale della Programmazione sanitaria che, in un colloquio col Corriere della Sera, replica così alle critiche su eventuali ritardi nelle decisioni.

“La linea – ha detto Urbani – è stata non spaventare la popolazione e lavorare per contenere il contagio”. “Con il senno di poi – aggiunge – sarebbe stato meglio un lockdown immediato. Ma allora c’erano solo i due cittadini cinesi e si è deciso di assumere scelte proporzionate”.

Attenzione, però. “Come ha certificato l’Imperial College, se il governo non avesse adottato le zone rosse e le altre misure di contenimento l’Italia avrebbe avuto tra i 600 mila e gli 800 mila morti”.

“All’inizio siamo stati sbeffeggiati — ricorda adesso Urbani — poi ci sono venuti tutti dietro, anche Francia e Gran Bretagna”. Ma in quel documento c’erano scritte cifre ritenute impressionanti e persino insostenibili con qualsiasi sistema sanitario, scrive il Corriere, tant’è che è questa tragica previsione che lo scorso gennaio ha convinto il ministro Roberto Speranza e il Comitato tecnico scientifico a non divulgare il documento, mettendo però in campo una task force contro il virus.

Alla luce di quelle pagine, scrive il Corriere, si spiega anche la circolare che la Direzione generale della prevenzione sanitaria inviò il 5 gennaio a Regioni e ministeri: “Oggetto: polmonite da eziologia sconosciuta – Cina”. In quelle due pagine, firmate dal direttore dell’Ufficio 5 Prevenzione delle malattie trasmissibili e profilassi internazionale, Francesco Maraglino, si riportano i sintomi clinici dei primi 44 casi di Wuhan: febbre, difficoltà respiratorie e lesioni invasive in entrambi i polmoni.

La circolare si conclude con le raccomandazioni dell’Oms, che oggi suonano drammaticamente stonate: “L’Oms raccomanda di evitare qualsiasi restrizione ai viaggi e al commercio con la Cina in base alle informazioni attualmente disponibili su questo evento”. Il 30 gennaio, il governo italiano fermava i voli con la Cina.

Adesso che la curva dei contagi scende, gli sforzi del ministero sono concentrati sul rischio di una seconda ondata, ma scrive il Corriere, A fine mese sarà pronto un decreto che conterrà la strategia per potenziare la risposta ospedaliera e indirizzare le amministrazioni delle aree più colpite: potenziare i centri Covid e mettere le strutture sanitarie in condizione di tornare alle loro attività ordinarie. (Fonte: Corriere della Sera).