Coronavirus, in Sardegna restano chiuse librerie e spiagge. Rivolta sui social

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 Aprile 2020 13:26 | Ultimo aggiornamento: 14 Aprile 2020 13:26
Coronavirus, Sardegna verso un lockdown di 15 giorni

Coronavirus, Sardegna verso un lockdown di 15 giorni (nella foto Ansa, Solinas)

CAGLIARI  –   Librerie, cartolerie e negozi di vestiti per bambini chiusi in Sardegna sino al 26 aprile e vietata l’apertura degli esercizi commerciali il 25 aprile e l’1 maggio. Lo ha deciso il presidente della Regione, Christian Solinas, che ha firmato nella notte l’ordinanza più restrittiva delle misure decise dal Governo nell’ultimo Dpcm.

Prosegue anche lo stop al pubblico per gli studi professionali, mentre c’è una minima apertura per quanto riguarda l’attività motoria svolta all’aperto. Come già deciso in Veneto, via il limite dei 200 metri dalla propria abitazione (che resta valido solo per la passeggiata con gli animali domestici), lo sport dovrà essere “strettamente personale nelle immediate vicinanze della propria abitazione col rispetto delle distanze minime di sicurezza da qualunque altra persona di almeno un metro e, comunque, muniti di adeguata mascherina”; infine oltre ai parchi e giardini pubblici o aperti al pubblico viene interdetto l’ingresso nelle spiagge. Tutte le misure rimarranno in vigore sino al 3 maggio. 

Ma la decisione ha scatenato molte polemiche, rilanciate sui social. “In una Regione in cui l’85% (ottantacinquepercento!) dei contagi è avvenuto in ospedale o in una Rsa il presidente avrebbe dovuto sostituire immediatamente un assessore alla sanità rivelatosi, alla prova dei fatti, totalmente inadeguato”, attacca il capogruppo dei Progressisti in Consiglio regionale, Francesco Agus, in riferimento a Mario Nieddu (Lega).

“Non potendolo fare, per ragioni legate alla spilletta appuntata alla giacca di quest’ultimo, ha pensato invece di individuare dei capri espiatori. Oggi sono le librerie e i negozi di abbigliamento per bambini, per la cui riapertura in Sardegna ‘non ci sarebbero le condizioni'”.  

“Sulla base di cosa si sta contravvenendo a una decisione istruita da un comitato scientifico a livello nazionale e applicata in regioni con un numero di contagi estremamente superiore al nostro?”, chiede Agus. “Abbiamo chiesto formalmente gli atti istruttori dell’ordinanza siglata ieri a tarda notte, consapevoli del fatto che non esista alcun atto istruttorio. La sensazione è che si tratti di una decisione presa senza alcun ragionamento, al solo scopo di sollevare una cortina fumogena e nascondere le reali responsabilità a monte dei contagi sino ad ora riscontrati in Sardegna. Responsabilità tutte imputabili alla Giunta regionale”.

Il dato citato dal capogruppo dei Progressisti – 85% dei contagi è avvenuto in ospedale o in strutture sanitarie – si riferisce non al totale di casi di Covid-19 registrati in Sardegna, ma solo a quello dei positivi fra il personale sanitario. Come emerge dai dati aggiornati a ieri diffusi dalla Regione, sul totale dei contagi gli operatori sanitari sono il 24%: fra loro il 69% è stato esposto al Covid-19 negli ospedali, mentre per il 15,7% i luoghi di esposizione sono stati Rsa (residenze sanitarie assistite) e strutture sanitarie territoriali. 

Contro Solinas anche la consigliera comunale di Cagliari Giulia Andreozzi, avvocato ed esponente dei Progressisti: “Questa decisione è l’ennesimo fumo negli occhi di un’amministrazione regionale che non è in grado di fermare i contagi negli ospedali, nelle Rsa e persino negli hospice”, ha tuonato Andreozzi, secondo la quale il presidente non avrebbe potuto disporre la chiusura di librerie, cartolerie e negozi di abbigliamento per neonati e bambini considerati i “limiti previsti dalla norme vigenti, soprattutto perché in una regione con 914 attuali positivi su 1,6 milioni di abitanti, non può motivare su un particolare rischio epidemiologico”.

L’avvocato Giovanni Dore, già consigliere comunale di Cagliari, auspica che l’ordinanza restrittiva di Solinas sia impugnata da tutte le categorie produttive davanti al Tar, “giacché avrebbe evidenti profili di illegittimità rispetto alle norme sovraordinate e aspetti di irragionevolezza non giustificabili con la situazione concreta”. (Fonti: Ansa, Agi)