Coronavirus, il viceministro Sileri: “Ho temuto di lasciare sola mia moglie. Non sento odori né sapori”

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 Marzo 2020 12:04 | Ultimo aggiornamento: 25 Marzo 2020 12:04
Coronavirus, il viceministro Sileri: "Ho temuto di lasciare sola mia moglie. Non sento odori né sapori"

Coronavirus, il viceministro Sileri (nella foto Ansa): “Ho temuto di lasciare sola mia moglie. Non sento odori né sapori”

ROMA  –  “La notizia del tampone positivo mi è arrivata la mattina del 13 marzo, il giorno dopo a Bergamo è morto un operatore del 118, un mio coetaneo. Ma ero preoccupato più per la mia famiglia. Avevo paura di lasciare sola Giada, mia moglie”: a raccontarlo è Pierpaolo Sileri, viceministro alla Salute, risultato positivo al coronavirus ma ora guarito. 

“Quando la febbre è salita e la saturazione è scesa a 89  – ha raccontato al Corriere della Sera – ho pensato che morire era diventata davvero una possibilità concreta. E così ho pensato a mio padre che morì giovane a 45anni e a mio figlio Ludovico che ha otto mesi, ho pensato all’ingiustizia che avrebbe vissuto anche lui crescendo senza padre come me”.

Sileri adesso è negativo, ma alcuni effetti del Covid-19 permangono: “Non sento ancora odori né sapori – fa sapere Sileri -. La cosa più bella? L’Italiano di Cutugno cantato da tutte le finestre. Ora – aggiunge Sileri – donerò il sangue per la ricerca”.

In un’altra intervista, questa volta a 24Mattino su Radio24, Sileri ha raccontato: “Avevo fatto il vaccino antinfluenzale nel mese di novembre, quindi era improbabile che avessi l’influenza. Poi, bruciore agli occhi e ho perso il sapore del caffè, non lo sentivo più. Poi è arrivata la febbre e dopo il primo giorno e mezzo di febbre è arrivata la tosse che è passata dopo la febbre. Ora, è rimasta la completa perdita di gusto e olfatto. Torneranno, e se non tornano poco male perché quando vedi cosa fa questo virus la perdita di gusto e olfatto sembrano poca cosa”.

Sileri ha anche auspicato più tamponi, soprattutto a medici ed infermieri: “I tamponi vanno fatti a tutti gli operatori sanitari, a tutti coloro che hanno dei sintomi, a tutti i contatti di quelli che sono risultati positivi, e poi serviranno anche dei tamponi sentinella per i soggetti asintomatici che si trovano in zone dove ci sono dei focolai ampi per perimetrare l’area. Ne serve un uso intelligente, non a tappeto”.

Secondo Sileri l’Istituto superiore di sanità (Iss) deve autorizzare più laboratori a fare i tamponi. “Rimango basito – ha affermato – quando si dice che tutto deve essere certificato da quel laboratorio. Abbiamo sul territorio nazionale decine di università, ospedali qualificati, strutture di eccellenza mondiale. L’Iss deve autorizzare i laboratori più periferici mettendo il marchio”.

Infine per quanto riguarda il controllo tecnologico delle persone “è un lavoro che interessa sia il ministero della Salute – ha detto – che altri attori e servirà ancora qualche giorno. Auspico che tutto ciò avvenga nel più rapido tempo possibile perché quando il numero di contagi sarà più basso potremmo avere dei focolai sparsi e allora potrebbe essere utile il monitoraggio tecnologico delle persone per perimetrale”. (Fonte: Ansa)