Corruzione, falso in bilancio in Commissione: da 1 a 5 anni società non quotate

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 Marzo 2015 19:59 | Ultimo aggiornamento: 16 Marzo 2015 20:34
Corruzione, falso in bilancio in Commissione: da 1 a 5 anni società non quotate

Pietro Grasso

ROMA – L’emendamento che reintroduce il reato di falso in bilancio arriva in Commissione Giustizia al Senato e il presidente dell’Aula, Pietro Grasso, nonché primo promotore del ddl anti-corruzione, esulta: “Allelulia”.

A presentare il tanto sospirato emendamento al ddl anti-corruzione del governo è stato il viceministro, Enrico Costa. La seduta è stata però sospesa per mancanza del numero legale: in Commissione risultavano assenti diversi membri Pd. Con l’arrivo del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, i lavori sono ripresi.

La Commissione ha fissato il termine per i sub-emendamenti a mercoledì prossimo alle 16. Niente proseguimento in notturna, come si era parlato in un primo momento, per rispettare i termini di calendarizzazione, in base ai quali il ddl anticorruzione sarebbe dovuto arrivare in Aula già domani, 17 marzo. Il testo verrà esaminato molto probabilmente dall’Assemblea la prossima settimana.

Secondo il nuovo testo, i vertici di una società che “al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto” espongono “consapevolmente”, “fatti materiali rilevanti” o li omettono rischiano da 1 a 5 anni. Termine massimo che esclude l’uso delle intercettazioni nel corso dei relativi accertamenti. Resta la pena della reclusione da 3 a 8 anni per le società quotate in Borsa colpevoli di falso in bilancio.

Eliminata dall’originaria versione del testo, ora nell’emendamento del governo rispunta l’ipotesi della querela di parte per il falso in bilancio, ma solo se si tratta di piccole società, quelle che secondo il codice non possono fallire. Nel caso di società con un reddito non superiore ai 300mila euro annui, il reato è procedibile solo a querela.

Quanto alle sanzioni pecuniarie invece si va da 400 a 600 quote per le società quotate, da 200 a 400 per quelle non quotate, mentre il testo del governo stabilisce la sanzione da 100 a 200 quote per le società non quotate a cui viene riconosciuto il fatto di lieve entità. Il testo accoglie infatti la norma sulla tenuità del fatto, varata dall’ultimo Consiglio dei ministri, con l’introduzione nel Codice penale dell’articolo 131 bis, che prevede l’archiviazione di alcuni fatti di lievissima entità.