Corruzione Italia Far West. Cesare Lanza: dopo Mani pulite sogni delusi

Pubblicato il 13 Maggio 2014 12:57 | Ultimo aggiornamento: 13 Maggio 2014 12:57
Corruzione Italia Far West. Cesare Lanza: dopo Mani pulite sogni delus

Cesare Lanza: Italia Far West della corruzione

Sulla recente storia della corruzione italiana, ho qualche idea controcorrente che probabilmente scandalizzerebbe (e mi dispiace) non solo quei pochi personaggi per bene rimasti a rappresentare meritevolmente le istituzioni nel nostro Paese, ma anche quelli che ipocritamente fingerebbero di scandalizzarsi, le orde di moralisti e perbenisti di facciata, i sepolcri imbiancati, i corrotti che sguazzano nel malcostume sempre più diffuso, sempre pronti a puntare il dito contro gli altri (e in particolare contro coloro che a torto, non di rado, o a ragione finiscono sotto l’attenzione della giustizia) e mai disposti, per cattiva o indifferente coscienza, a riflettere sulle proprie responsabilità.

Perciò mi è piaciuto, e segnalo, il ponderoso articolo di Ezio Mauro: la Seconda Repubblica non è mai incominciata perché la Prima, con i suoi vizi che parevano insostenibili perché l’impressione generale era che avessimo toccato il fondo, non è mai finita. Peraltro, mi permetto di far rilevare che la cosiddetta Seconda Repubblica è stata una invenzione linguistica, uno slogan coniato dal giornalismo dell’epoca, mai supportato da sigilli istituzionali o da riforme e cambiamenti di portata storica. Lo slogan si affermò rapidamente, a livello popolare, perché la gente non ne poteva più, l’inchiesta dei magistrati di Milano su Tangentopoli apparve come una svolta epocale, ci si illuse che l’Italia fosse alla vigilia di un’alba nuova. Ma non è stato così.

Ed ecco le mie idee impertinenti e irriverenti. Ve le propongo sinteticamente, come si fa in una scaletta, perché non escludo il temerario proposito di trarne un librino, da dedicare a chi riesce a ragionare con la propria testa, liberamente.

E dunque, in sintesi:

1) La corruzione è sempre esistita, in tutto il mondo, dovunque, in ogni epoca storica, sotto qualsiasi regime e qualsiasi tipo di governo, in forme più o meno estese, a volte minuscole, a volte esagerate e scandalose;

2) Non per questo, ovviamente, la società deve rinunciare ad agire contro la corruzione ed i reati ad essa collegati: possibilmente (ma questo è un altro immenso problema) esigendo e facendo in modo che la giustizia sia uguale per tutti, sia nelle indagini, sia nei processi;

3) A mio sommesso ma convinto parere, penso che sia necessario distinguere tra la corruzione di una classe dirigente che agisca corruttivamente nell’interesse dello Stato e della comunità, da una parte, e la corruzione di chi voglia intascare denaro e privilegi per se stesso, per la propria famiglia, gli amici, i propri sostenitori o elettori, eccetera;

4) Per questo motivo, ogni volta che capita il discorso, esalto la figura di Enrico Mattei, l’eroe che inventò l’Eni e si batté contro americani e francesi, nell’interesse primario dello sviluppo dell’Italia, massacrata alla fine della seconda guerra mondiale. Mattei fu un fine e scaltro corruttore quando trovava ostacoli che si potevano abbattere solo con la corruzione, per raggiungere obiettivi indispensabili e preziosi per l’Italia. Ma mai intascò una lira per sé stesso, mai fu a sua volta corrotto (e le occasioni non mancarono!): anche i suoi più aspri critici e avversari non hanno mai avanzato perplessità e dubbi, a questo proposito;

5) Pensando alla più recente storia italiana, bisogna riconoscere che fino a un certo punto il vizietto della tangente fu contenuto e regolato da convenzioni irriferibili ma funzionanti, permeate quasi sempre da un criterio di indispensabilità o inevitabilità. Gli uomini politici prendevano denaro, non sempre per cause nobili, ma li prendevano per sostenere i rispettivi partiti, che non riuscivano a mantenersi col finanziamento pubblico;

6) Infine arriviamo a Tangentopoli, all’inchiesta di Mani Pulite: la corruzione si era estesa a livelli che provocarono l’indignazione della gente; i politici arraffavano e intascavano soldi non solo per il partito, ma per se stessi, i cortigiani, i famigliari… Sembrò che il pool dei magistrati milanesi, sollevando tanti coperchi, riuscisse a riportare la legalità nel Paese.

Ma non fu così: il risultato, purtroppo, è stato l’esatto contrario! A parte che le inchieste degli anni novanta (per determinazione o casualità, se ne discute da tanto tempo: per quanto mi riguarda credo nella buona fede dei magistrati, anche quando furono protagonisti di evidenti eccessi), amaramente dobbiamo concludere che Tangentopoli non ebbe risultati educativi, al contrario: mostrò ad ogni potenziale manigoldo come potesse essere facile lucrare denaro e favori, incoraggiò ogni tentazione…

Il risultato? L’Italia è diventata un far west della corruzione: ogni gringo ci prova, i corrotti e corruttori di allora (vedi il caso dell’Expo) sono diventati liberi professionisti, maestri delle trame e degli intrighi, le bande del malaffare sono assai più numerose di venti o trent’anni fa.

Conclusione? Ci tornerò. Ma intanto, oggi, per provocazione voglio dire che prima di Tangentopoli la corruzione tradizionale era anche un ammortizzatore sociale, il denaro girava vorticosamente, tutti alla grande o in piccola misura se ne giovavano. Piaccia o non piaccia, così è: si stava meglio quando si stava peggio.

Oggi, nel far west italiano, tutti i corrotti rubano per se stessi, i più bravi e ricchi corruttori si arricchiscono, spesso impunemente, sempre di più; i poveracci, gli onesti, gli umili – grazia anche alla crisi economica devastante – stanno assai peggio di prima. Se qualche sciocco dovesse pensare che questa è una requisitoria paradossale a favore del valore della corruzione, ricordo che semplicemente – controcorrente – ho voluto mettere in riga alcuni indiscutibili dati di fatto. E si potrebbe abbattere la corruzione grande e piccola (non eliminarla del tutto, fa parte dell’animo umano), se solo si volesse.

Ma si vuole, si può? Temo di no: non si vuole e non si può. Penso anch’io, come Ezio Mauro, che la diffusione della corruzione sia ormai giunta a livelli tanto stratificati, da darci poca fiducia per l’avvenire. Presto vi intratterrò sulle possibilità che ci restano, per uscire da questa tragedia. Per il momento, possiamo definirci non solo un Paese di santi, poeti e navigatori, ma anche di corrotti e corruttori.