Corruzione, l’ex prefetto Ferrante: “L’Authority è una scatola vuota”

Pubblicato il 7 Maggio 2010 11:19 | Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2010 11:46

Bruno Ferrante

L’Alto commissariato per la lotta alla corruzione, sostituito nel 2008 con il Servizio anticorruzione e trasparenza, era «una scatola vuota. Seppure con molti e grossi limiti, avrebbe potuto avere una sua validità, specie in una prospettiva internazionale, dato che la sua istituzione rispondeva alle pressioni dell’Onu e dell’Ocse. Invece non gli furono dati gli strumenti per funzionare».

È quanto afferma l’ex prefetto di Milano Bruno Ferrante, che guidò l’Alto commissariato tra il 2007 e il 2008. Per Ferrante, intervistato dal Corriere della Sera, i limiti dell’Authority erano tre: «Il Commissariato non aveva alcuna autonomia funzionale perché dipendeva dalla presidenza del Consiglio, con la conseguenza che era il controllato a controllare il controllore. In secondo luogo non aveva autonomia finanziaria. Terzo limite era la competenza limitata allo Stato escludendo regioni, province, comuni con il mare magno degli enti collegati».

Con l’istituzione del Servizio anticorruzione, istituito nel ministero dell’Innovazione, «non solo i tre grandi limiti non sono stati superati, ma sono peggiorati, perché si è creata una dipendenza diretta da un ministero», sostiene Ferrante: «Mi chiedo come si possa immaginare un’indagine sul ministero per cui si lavora». Secondo l’ex prefetto servirebbero «poche e chiare regole che definiscano nettamente le responsabilità. Il paradosso è che dopo Tangentopoli, invece di aumentare i controlli, essi sono stati progressivamente ridotti».