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La lettera di Cossiga a Schifani: “Non voglio i funerali di Stato”

“Non voglio i funerali di Stato”. La frase potrebbe essere definita come “l’ultima picconata” di Francesco Cossiga. Delle quattro lettere-testamento inviate dal presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga alle alte cariche dello Stato, Berlusconi, Napolitano, Schifani e Fini, la prima ad essere stata resa pubblica è quella inviata al presidente del Senato.

”Fu per me un onore grande servire la Repubblica, a cui sempre sono stato fedele; e sempre tenni per fermo onorare la Nazione ed amare la Patria. Fu per me un privilegio altissimo: rappresentare il Popolo Sovrano nella Camera dei Deputati prima, del Senato della Repubblica quale Senatore elettivo, Senatore di diritto e vita e Presidente di esso; e privilegio altissimo fu altresì servire lo Stato nel Governo della Repubblica quale membro di esso e poi Presidente del Consiglio dei Ministri ed infine nell’ufficio di Presidente della Repubblica”.

”Nel mio testamento, ho disposto che le mie esequie abbiano carattere del tutto privato, con esclusione di ogni pubblica onoranza e senza la partecipazione di alcuna autorità. Per quanto attiene le onoranze che i costumi e gli usi riservano di solito ai membri ed ex-Presidenti del Senato, agli ex-Presidenti del Consiglio dei Ministri ed agli ex-Presidenti della Repubblica, qualora Ella ed il Governo della Repubblica decidessero di darne luogo è mia preghiera che ciò avvenga dopo le mie esequie, con le modalità, nei luoghi e nei tempi ritenuti opportuni”.

L’ultimo saluto che il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, ha affidato alle lettere inviate alle alte cariche dello Stato, vi è – in quella resa pubblica dal presidente del Senato – una dedica particolare ai ”valorosi ed illustri Senatori ai quali porgo il mio augurio più fervido di ben servire la Nazione e di ben governare la Repubblica al servizio del Popolo, unico sovrano del nostro Stato democratico. Che Iddio – conclude Cossiga – protegga l’Italia!”.

Il Quirinale ha reso poi nota la lettera-testamento di Francesco Cossiga indirizzata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

”Signor Presidente, le confermo i miei sentimenti di fedeltà alla Repubblica, di devozione alla Nazione, di amore alla Patria, di predilezione della Sardegna, mia nobile Terra di origine. Fu per me un grande onore servire immeritatamente e con tanta modestia, ma con animo religioso, con sincera passione civile e con dedizione assoluta, lo Stato italiano e la nostra Patria, nell’ufficio di Presidente della Repubblica. A Lei, quale Capo dello Stato e Rappresentante dell’Unita’ Nazionale, rivolgo il mio saluto deferente e formulo gli auguri piu’ fervidi di una lunga missione al servizio dell’amato Popolo italiano. Con viva, cordiale e deferente amicizia”.

E’ stata poi resa pubblica anche la lettera che Francesco Cossiga ha scritto al presidente della Camera Gianfranco Fini:

”Signor Presidente nel momento in cui nella fede cristiana lascio questa vita, il mio pensiero va alla Camera dei deputati, nella quale, per voto del popolo sardo, entrai nel 1958 e fui confermato fino al 1983, anno in cui fui eletto senatore. Fu per me un grandissimo e distinto privilegio far parte del Parlamento nazionale e servire in esso il Popolo, sovrano della nostra Repubblica. Professo la mia fede nel Parlamento espressione rappresentativa della sovranità popolare, che è la volontà dei cittadini che nessun limite ha se non nella legge naturale, nei principi democratici, nella tutela delle minoranze religiose, nazionali, linguistiche e politiche. Professo la mia fede repubblicana e democratica, da liberaldemocratico, cristianodemocratico, autonomista-riformista per uno Stato costituzionale e di diritto. Ringrazio i parlamentari tutti per il concorso che in tutti questi anni hanno dato con l’adesione o con l’opposizione, con l’approvazione o con la critica alla mia opera di politica. A tutti i deputati e a Lei, Signor Presidente l’augurio di un impegnato lavoro al servizio della liberta’, della pace, del progresso del popolo italiano. Dio protegga l’Italia. Con cordiale amicizia”.

Le quattro missive che per sua espressa volontà alla sua morte sono state recapitate al presidente della Repubblica, a quelli di Senato e Camera e al presidente del Consiglio, datano tutte infatti ”18 settembre 2007 A.D.”. E se fossero state ”personali” dei quattro destinatari solo uno sarebbe ancora in carica: Giorgio Napolitano. Tre anni fa, infatti, a Palazzo Madama sedeva sullo Franco Marini, a Montecitorio, Fausto Bertinotti e a Palazzo Chigi Romano Prodi.

Manca all’appello il contenuto della lettera inviata da Francesco Cossiga al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, anche se però da Palzzo Chigi fanno sapere che ricalca nei contenuti quella inviata al presidente del Senato Renato Schifani, se non per qualche ”dettaglio” relativo alle ultime volontà del presidente emerito della Repubblica. I contenuti, però, non dovrebbero essere resi noti.

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