Roberto Cota, il fazzoletto verde che varca il Ticino

Pubblicato il 29 Marzo 2010 23:59 | Ultimo aggiornamento: 29 Marzo 2010 23:59

“Al Nord la sinistra è sparita”. Bossi così brinda alla vittoria di Roberto Cota in Piemonte.

È Cota l’uomo con il fazzoletto verde che da Montecitorio arriva a Torino e strappa la Regione al centrosinistra, in una vittoria ricca di significati, che mette una buona ipoteca della Lega anche  sulla politica a livello nazionale.

È lui il “lumbard” che riesce a varcare il Ticino, anche se la sua rivale, Mercedes Bresso, aveva promesso che lo avrebbe fermato. Capogruppo della Lega Nord alla Camera, uomo forte di Bossi, Cota riscuote oggi un successo che può valere come una prova che la politica della destra non si esaurisce nel nome di Berlusconi – anche se il presidente del Consiglio si è fortemente “prodigato” in suo favore – e fa gongolare anche il leader del Carroccio. Con la vittoria di Cota, infatti, vince Bossi più di Berlusconi. Stravince la Lega.

Un successo della Lega a tutto campo, allora, al quale molti associano anche una possibile “lombardizzazione” del Piemonte. Un successo che significa anche un importante aumento del peso della Lega nel governo nazionale. La vittoria di un “uomo di Bossi” in Piemonte fa della Lega davvero il primo partito del nord. Una candidatura, quella di Cota, che era stata molto discussa all’interno del centrodestra, se si pensa che in autunno il leader della Lega Bossi aveva chiesto al Pdl di sostenere candidati leghisti sia in Piemonte che nel Veneto, suscitando “malumori” nel partito. Lo stesso ministro della Difesa Ignazio La Russa, l’8 novembre scorso aveva detto: “Quelli di Bossi erano solo legittimi desideri”. Quei sogni sono divenuti realtà.

Ma la vittoria di Cota segna anche risvolti importanti rispetto a possibili nuove alleanze nella politica del nostro Paese. La vittoria della rivale Bresso, dava infatti forza al progetto di una coalizione Pd-Udc cui stava lavorando il segretario del Partito Democratico, Bersani. Il successo di Cota traccia dunque anche il tramonto dello scenario Udc-centrosinistra, all’insegna di una Lega Nord sempre più forte e “potente”. A questo punto, forse, non solo in Piemonte.