Il crac di Alessandria: una storia disonesta “raccontata” dalla Corte dei Conti

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 21 gennaio 2013 19:36 | Ultimo aggiornamento: 24 gennaio 2013 17:34
Piercarlo Fabbio, ex sindaco di Alessandria condannato dalla Corte dei Conti

Piercarlo Fabbio, ex sindaco di Alessandria condannato dalla Corte dei Conti

ALESSANDRIA – C’era del marcio ad Alessandria, nel bilancio del Comune, nelle entrate e nelle uscite del primo capoluogo di provincia dichiarato in bancarotta dalla Corte dei conti: una vicenda senza precedenti non solo al di qua del Po ma in tutta Italia. Protagonisti il sindaco pdl Piercarlo Fabbio, l’assessore al bilancio Luciano Vandone e il ragioniere capo Carlo Alberto Ravazzano, condannati dai giudici contabili a risarcire lo Stato per un danno erariale di 7,6 milioni. Insieme ai “correi”: 6 assessori e 23 consiglieri comunali.

La sentenza della Corte racconta in 85 pagine come si è arrivati a dichiarare lo stato di dissesto e per colpa di chi. Una “storia disonesta” con un finale amaro, questo: in cassa, al 21 giugno 2012, c’erano 0,95 centesimi. Ma ogni mese che passa bisogna trovare 1,3 milioni per pagare i 1.607 dipendenti, 707 del Comune, il resto delle società partecipate. I conti parlano di un disavanzo di 19,4 milioni di euro per un debito complessivo stimato in 100 milioni.

Come ci si è arrivati? Riavvolgiamo il nastro al 2007. Piercarlo Fabbio, insegnante, giornalista e appassionato filatelico, un passato di militanza in Dc e Forza Italia, vince le elezioni alla testa del Pdl con il 63% dei voti. Le finanze del Comune sono già messe male, le contromosse dell’assessore Vandone (ribattezzato “Vendone”) sono creative: vendere il patrimonio, terreni, beni e immobili, creando due società ad hoc. Racconta Piero Bottino su La Stampa:

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“Di qui la scommessa di creare due società per cartolarizzare i beni: il Comune glieli cedeva a un certo valore, queste si facevano dare subito i soldi delle banche con un mutuo, poi con calma avrebbero venduto ai privati, guadagnandoci pure. Non è andata così. Le società hanno dovuto svendere e hanno accumulato milioni di debiti. Ma anche altre “creazioni finanziarie” di Vandone (come la cessione del servizio rifiuti ad anticipazione di cannone) non hanno avuto fortuna. Nel frattempo il Comune continuava ad indebitarsi con privati, enti, banche”

Nella sua sentenza, la Corte dei Conti condanna per “dolo” e “colpa grave” tutti gli imputati, che dovranno risarcire per danno erariale il Comune di Alessandria pagando 7,6 milioni di euro. L’accusa chiedeva un pagamento di 10,8 milioni:

P. Q. M.

La Corte dei conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Piemonte, definitivamente pronunciando, in parziale conformità delle conclusioni del Pubblico Ministero, respinta ogni diversa domanda, eccezione e deduzione, condanna i convenuti come sopra compiutamente identificati al pagamento, in favore del Comune di Alessandria, della complessiva somma di € 7.624.210,41, ripartita come segue:

a) nella misura del 60%, pari a € 4.574.526,25, in solido tra loro, a carico di Piercarlo Fabbio, Luciano Vandone e Carlo Alberto Ravazzano;

b) nella misura del 30%, pari a € 2.287.263,12, a carico dei componenti della Giunta comunale Paolo BONADEO, Serafino LAI, Giampaolo OLIVIERI, Ugo ROBUTTI, Gabrio SECCO e Franco TRUSSI, in quote individuali eguali tra loro;

c) nella misura del 10% restante, pari a € 762.421,04, a carico dei componenti del Consiglio comunale convenuti Bocchio Mario, Buzzi Langhi Davide, Cappelletti Mauro, Caridi Giuseppe, Cuttica di Revigliasco Gianfranco, Foglino Stefano Luigi Maria, Grassano Maurizio, Grassi Walter, Grillo Gloria Teresa, La Greca Cristian, Locci Emanuele, Maconi Antonio Giovanni, Micò Fedele, Passalacqua Carmine Antonio, Piccolo Massimo, Poggio Vittoria, Priano Fabrizio, Prigione Claudio, Rossi Oreste, Rovito Aldo, Sarti Roberto, Sciaudone Maurizio e Tascheri Pietro, in quote paritetiche.

L’anno chiave è il 2010. Il bilancio di quell’anno fa acqua da tutte le parti e c’è un patto di Stabilità da rispettare. O meglio, “da far apparire rispettato”. È scritto nella sentenza:

“All’incirca a metà dell’anno 2010 e nel novembre dello stesso anno, l’Assessore al Bilancio VANDONE veniva informato dall’ex Ragioniere Capo del Comune di Alessandria, dr. Zaccone, in merito ad alcune criticità relative al rispetto del patto di stabilità 2010 da parte dell’Ente.
A inizio del gennaio 2011 avevano inizio le operazioni di rettifica dell’esercizio finanziario 2010, che avrebbero impegnato l’ufficio di ragioneria per tutto il mese; effettuato il monitoraggio semestrale del patto di stabilità 2010, l’Assessore VANDONE veniva informato che l’obiettivo programmatico 2010 del patto non era rispettato per un importo di oltre 20 milioni di euro, cifra all’incirca pari all’introito complessivo delle operazioni straordinarie previste per il riequilibrio finanziario.
Dagli atti dell’indagine penale emerge che, dapprima, nonostante le evidenti criticità del bilancio, l’Assessore VANDONE confermava al dr. Zaccone la volontà del Sindaco e della Giunta di rispettare il patto di stabilità; poi, il dr. Zaccone riproduceva in una nota informativa datata 03.01.2011 la situazione (natura ed importi) degli interessi passivi dell’ente, nota che l’Assessore VANDONE non aveva ritenuto opportuno presentare in Giunta”.

Qual è la reazione di Fabbio e Vandone di fronte a queste cattive notizie? Cambiare, il 25 gennaio 2011, il ragioniere capo. Nominando Carlo Alberto Ravazzano. Il motivo di questa scelta è individuato dai giudici senza usare mezzi termini:

“Emerge dalle dichiarazioni rese nell’istruttoria del processo penale – non solo dagli altri dipendenti del Comune di Alessandria, che hanno ricevuto disposizioni dal superiore RAVAZZANO in merito alla formazione delle fittizie risultanze contabili, ma dallo stesso indagato – che il medesimo avesse piena consapevolezza, sin dal giorno della sua assunzione, dell’operazione illecita che, su input politico, egli ha contribuito in modo determinate a portare a termine. Nulla toglie alla responsabilità per la condotta dolosa del RAVAZZANO, quindi, la circostanza che l’assunzione del medesimo possa essere avvenuta per la volontà politica di avere in organico un “Ragioniere capo” compiacente, per quanto di tale compiacenza i fatti abbiano dato ampio riscontro.
Pertanto, dalla ricostruzione dello svolgimento dei fatti non residuano dubbi in ordine alla circostanza che l’evento dannoso è stato preveduto e voluto dal convenuto, così come dal Sindaco e dall’Assessore alle Finanze, quale conseguenza delle proprie azioni”.

La missione di Ravazzano, quindi, è chiara: far vivere al Comune di Alessandria un altro anno da cicala, mentre dovrebbe subito calarsi nei panni della formica. Una strategia a breve termine: vivacchiare fino alle elezioni del 2012, magari confidando – come era successo in passato per Catania e per Roma – in un salvagente lanciato dal governo nazionale, che all’epoca dei fatti è ancora quello “amico” guidato da Silvio Berlusconi. Queste le parole della Corte dei conti:

“È chiaro, pertanto, che tutta l’operazione illecita di sistematica alterazione delle risultanze del rendiconto è stata attuata su precisa direttiva impartita dal FABBIO e dal VANDONE, i quali, consci che i risultati negativi della gestione 2010 avevano comportato lo sforamento del Patto di stabilità per quell’anno, in spregio alla normativa vigente dettarono la linea illecita da seguire al fine di far comparire una diversa realtà contabile e di poter disporre delle risorse per l’anno successivo in violazione del divieto sussistente per gli enti inadempienti alla normativa sul Patto”

I costi di questi trucchi contabili li hanno pagati a caro prezzo gli alessandrini: aumenti quinquennali di tutte le imposte e dei servizi, Imu al 6 per mille, biglietti dei mezzi pubblici +20%, raddoppio delle tariffe dell’acqua, rincaro di mense scolastiche e tassa sui rifiuti, taglio di tutte le agevolazioni. Poco li consolerà il fatto che i tre amministratori che hanno portato la loro città in bancarotta sono condannati a risarcire le casse comunali con un milione e mezzo a cranio, che i sei assessori imputati dovranno tirare fuori 381 mila euro a testa e che ad ognuno dei 23 consiglieri comunali toccherà pagare 33 mila euro. Ancora meno li rinfrancherà l’esclusione del loro amato ex sindaco dalle liste del Pdl in Piemonte.

Lui dal canto suo non fa una piega e sul suo sito rivendica: “La Corte dei Conti conferma: nessuno ha rubato nulla! La multa è la conseguenza per aver trattenuto le risorse ad Alessandria e averle spese nel 2011 anziché nel 2012. E di questo non mi pento, perché ho anteposto Alessandria al mio destino personale“…