Crisanti sospetto: dati contagio in mano alle Regioni, meglio non fidarsi

di Lucio Fero
Pubblicato il 3 Novembre 2020 11:01 | Ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2020 11:01
Andrea Crisanti sospetto: dati contagio in mano alle Regioni, meglio non fidarsi

Crisanti sospetto: dati contagio in mano alle Regioni, meglio non fidarsi (Foto d’archivio Ansa)

Crisanti virologo ha un sospetto. Da virologo e da cittadino un sospetto ce l’ha.

Il sospetto di Crisanti che si basa sulla violazione di una regola elementare: controllato e controllante non possono essere la stessa cosa.

REGIONI, AUTONOME QUANDO FA BELLO. MA QUANDO PIOVE…

Cioè? Dai dati del contagio dipende il livello di chiusure e coprifuoco Regione per Regione. Regioni che in gran parte ci tengono a restare aperte. Ci tengono, o almeno ci tiene e non poco il ceto politico che le governa nella convinzione che i cittadini siano ‘istinto e di ragione contro chiusure, limitazioni, coprifuoco, lockdown. Ci tengono le Regioni, molte Regioni, a restare aperte perché nel contrasto alla pandemia cercano soprattutto il consenso. E consenso, secondo questa impostazione, coincide con apertura il più possibile delle attività economiche.

Sono giorni infatti che tutto questo è in mostra: le Regioni, in particolare quelle del Nord governate dal centro destra, campioni dell’autonomia amministrativa e non solo, esigono che sia il governo ad ordinare chiusure e limiti e coprifuoco. Vogliono misure uguali per tutto il territorio nazionale, anche se non tutta Italia è nelle stesse condizioni epidemiche. E vogliono così per non avere responsabilità dirette nelle decisioni che suppongono impopolari. Insomma autonomia quando fa bello, cavoli di Roma quando piove.

AUTOMATISMO…ALLA REGIONALE

E allora si è deciso di affidarsi alla matematica: stabilire automatismi, decisioni, scelte, chiusure, limitazioni, coprifuoco, lockdown che scattano o non scattano in presenza o assenza di certi numeri. Già, ma i numeri chi li raccoglie e diffonde? Le Regioni è la risposta. Le Regioni che dovrebbero essere controllate dai numeri del contagio nel loro ondivago comportamento, controllano i numeri.

A PENSAR MALE…

A pensar male si fa peccato diceva il pluri citato Andreotti. E aggiungeva: ma spesso ci si piglia. Un pensar male di questa storia delle Regioni che controllano i numeri che dovrebbero controllare le regole sul territorio delle Regioni era già comparso durante l’inverno e primavera, ai tempi della prima ondata. Poi tutto fu affogato nel lockdown generale e prolungato e quindi dimenticato nel collettivo incantamento della pandemia finita, finita perché dovevamo andare al mare.

Ora a pensar male di nuovo tocca ad Andrea Crisanti che di ideologia pratica del governar regionale qualcosa ne sa. Sa che nel manuale del bravo gover4natore c’è l’indicazione, l’inclinazione al tutto va bene da noi. La disposizione ad un ottimismo che spesso sconfina nel trionfalismo. Sa che l’ottimo governatore ascolta e tutela gli interessi del territorio, cioè soprattutto delle imprese e aziende e botteghe del territorio.

E Crisanti, non solo lui ovviamente, sa che in caso di pandemia la salute pubblica entra in contrasto con gli interessi economici del territorio. Contrasto diretto e massiccio, anche se solo momentaneo. Alla lunga, se c’è pandemia, anche se tieni tutto aperto il danno economico è maggiore che se avessi chiuso e fermato contagio. Ma la politica è incapace di uno sguardo così lungo (neanche tanto lungo in realtà).

Quindi la politica quanto più è vicina al cosiddetto territorio, cioè alle istanze e interessi immediati delle categorie, tanto più è allergica a chiusure, lockdown, coprifuoco, limitazioni di attività. Non sia mai poi intestarsele, doversene assumere la responsabilità di fonte ai cittadini-elettori.

Quindi dati, numeri che automaticamente comporterebbero decisioni impopolari alla Regione sono dati e numeri che alla Regione dispiacciono. 

L’AMARO CALICE 

Al punto di indurre qualcuno a truccarli per allontanare l’amaro calice? Crisanti ha questo sospetto. Non dice ci sia progetto e neanche usa il termine trucco. Ma a La Stampa dichiara di non fidarsi dei dati raccolti ed elaborati dalle Regioni e da cui le Regioni dovrebbero dipendere. Per l’ovvia e trascurata ragione che controllore e controllato non dovrebbero essere la stessa cosa, Crisanti non si fida.

PIU’ CHE TRUCCO, PENSIERO DEBOLE

Possibile, mai possibile che qualcuno possa avere anche solo la tentazione di ammorbidire, ritardare un dato di contagio per questioni di immagine regionale o per scansare, rinviare una chiusura, una limitazione di attività e le relative proteste? E la responsabilità di rendere effettiva la chiusura, la misura anti contagio? Possibile, mai possibile che movenze e posture della politica teatrante, della politica come eterna campagna elettorale, della campagna elettorale come unica competenza del ceto politico, della distribuzione di denaro pubblico come unica funzione sociale della politica…Possibile, mai possibile che tutto questo venga applicato, trasferito, resti vivo, sia la politica in tempo di pandemia?

Sembra impossibile, il solo sospetto che possa essere possibile un cittadino razionale deve respingerlo e non coltivarlo. Poi quel cittadino razionale e non sospettoso si ricorda l’estemporaneità molto farlocca e un po’ proterva con cui tre Regioni tre hanno avanzato l’idea irrealizzabile, impraticabile e sostanzialmente inutile degli anziani in casa e gli altri fuori a lavorare.

Un pensiero debole, molto debole deve sostenere chi non ricorda, ignora o non realizza che circa 15 milioni di persone non si possono materialmente isolare, gli anziani in casa avrebbero anche solo per sopravvivere una quantità complessiva di contatti da rendere una chimera l’isolamento. Un pensiero debole, molto debole deve essere alla base dell’idea che un quarto della popolazione sta in una gigantesca Rsa e così il resto lavora e produce come se nulla fosse. Pensiero debole, molto debole. In economia, sociologia, demografia. 

Pensiero debole e parente non tanto lontano del pensiero: i vecchi a casa che si ammalano solo loro e i giovani all’aperitivo che non si ammalano. Questa è la versione plebea del pensiero debole. Quella politica, quella smart è quella delle Regioni che in estate autorizzavano discoteche, alla condizione di ballare a due metri di distanza (remender Sardegna?). Ora l’idea smart del pensiero debole è quella di cancellare una bella quota di pandemia cancellando o sbianchettando il numero dei ricoveri e dei decessi tenendo 15 milioni di anziani a casa.

SBIANCHETTARE I NUMERI

Insomma l’idea, ingenua e impraticabile e inutile di sbianchettare i numeri…Guarda un po’ dove porta il pensiero debole. A ricordarsi della frase di Andreotti e a non guardare a Crisanti come a un costruttore di sole congetture.

Quanto alla dimensione umana dell’idea di confinare gli anziani così che non si veda quanto sono difettosi in sopravvivenza, la parola ad Angela Merkel: un terzo della mia gente chiusa in casa perché l’altra gente possa far festa? Vergognosamente debole solo pensarlo.