Crisi. Auto, alberghi, farina: il portafoglio sta cambiando verso

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Marzo 2015 14:46 | Ultimo aggiornamento: 6 Marzo 2015 14:46
Crisi. Auto, alberghi, farina: il portafoglio sta cambiando verso

Crisi. Auto, alberghi, farina: il portafoglio sta cambiando verso

ROMA – Piccole cose come la farina, che si vende meno che in passato. Cose più grandi come l’auto che gli italiani ricominciano a comprare o gli alberghi in cui si ricomincia a parlare italiano. Segnali che dopo sei anni di vacche magrissime il portafogli inizia a cambiare verso. Segnali ancora parziali e incerti, eppure indubbiamente qualcosa si muove.

Il primo indicatore che salta agli occhi, è quello degli alberghi. Federalberghi racconta che finalmente le strutture italiane si ripopolano di italiani. Alberghi e  soprattutto agriturismi, che conta ancora di più perché sono quelli delle vacanze a budget medio basso, il settore che era stato più pesantemente colpito dalla crisi.

Così Federalberghi a Repubblica: 

“Il segnale positivo del ritorno dei turisti italiani in Italia è importante perché quella era la fascia di utenti più colpita dalla crisi. Sono gli italiani che avevano rinunciato alle vacanze o sceglievano di trascorrerle dai parenti. Ultimamente una parte di loro ha scelto di tornare a trascorrere qualche giorno in una struttura alberghiera”.

Dal settore auto e carburanti arrivano altri dati significativi. Non ci sono solo le auto nuove che iniziano timidamente a vedersi sulle strade. Quello che conta è la benzina.Perché in periodi di magra gli italiani hanno lesinato anche sul pieno. Ora, complici anche i prezzi bassi, il consumo di carburante è salito negli ultimi mesi dello 0.4%. Non è poco.

MA l’indicatore più importante viene dai supermercati. Da Conad e Coop che hanno monitorato le abitudini dei consumatori, quelle che più di tutto ci dicono se qualcosa si muove. E qualcosa sembra muoversi da vero. Lo si vede da un dettaglio. Gli italiani comprano meno farina. Vuol dire che prima compravano le materie prime per farsi i prodotti in casa, ora li comprano fatti. E spendono di più. Calano anche le vendite di biscotti. Perché si è tornati a fare colazione al bar.

Francesco Pugliese, ceo di Conad, e a Francesco Cecere, direttore marketing di Coop spiegano a Repubblica:

«Pensavamo che il calo delle vendite di biscotti per la prima colazione fosse dovuto alla crisi – ha detto Pugliese – ma abbiamo dovuto ricrederci». Il calo dei dolciumi da prima colazione era segnalato in un’indagine commissionata da Conad alla Nielsen. «In realtà – dicono in Conad – abbiamo visto che almeno una parte dei clienti diminuisce il consumo di prodotti per la prima colazione perché è tornata, anche saltuariamente, a prendere cornetto e cappuccino al bar». Piccoli segnali, non la clamorosa inversione di tendenza, certo.

Non dissimile la tendenza che segnala Francesco Cecere, direttore marketing di Coop citando un altro vocabolo del nostro alfabeto, la farina: «Abbiamo notato una diminuzione dell’acquisto di farina e zucchero, soprattutto nelle zone rurali e, in genere, nel Sud». Sono le aree meno ricche ma anche quelle dove è rimasta l’abitudine a cucinare in casa pane e biscotti partendo dalle materie prime, una scelta che in tempi di crisi fa risparmiare qualche soldo. Parallelamente, e lo confermano sia l’indagine della Nielsen sia le analisi della Coop, è in grande espansione il consumo dei «free from», il termine inglese che definisce l’ampio scaffale dei prodotti dietetici, senza zuccheri, senza glutine, senza latte, ecc.: negli ultimi due mesi le vendite sono aumentate del 25 per cento.

Insomma, passata la parte più difficile della crisi, si torna ad abbandonare la cucina fai da te poco costosa per acquistare il piatto pret à porter: «I piatti preparati, come zuppe e insalate, stanno crescendo del 10 per cento», dice Cecere. Sull’altro versante del pubblico, quello del consumo di qualità «si torna a vendere bene il parmigiano stagionato 30 mesi mentre ultimamente il pubblico si orientava su quello a stagionatura inferiore».