Crisi dramma, il costo: 100 euro al giorno a testa finora. E’ solo l’antipasto

di Riccardo Galli
Pubblicato il 28 maggio 2018 11:46 | Ultimo aggiornamento: 28 maggio 2018 11:56
Crisi dramma, il costo: 100 euro al giorno a testa finora. E' solo l'antipasto

Crisi dramma, il costo: 100 euro al giorno a testa finora. E’ solo l’antipasto

ROMA – Conto salato prima ancora di essersi seduti a tavola. Bruciati, negli ultimi 20 giorni, 20 miliardi di euro tra titoli di Stato che valgono meno e perdite in Borsa. In tre settimane ogni italiano ha ‘perso’ duemila euro e una famiglia tipo, composta da due adulti e due bambini, è più povera di circa ottomila euro. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google PlayE’ il conto, per ora solo dall’antipasto, della crisi politica e della regia giallo-verde di queste tre settimane. Tre settimane che ci sono costate  già carissime, quando tutto lascia pensare che le cose non potranno che peggiorare.

‘Prima gli italiani’ ripete come un mantra Matteo Salvini e, per ora, quello che gli italiani hanno fatto per primi è pagare il conto del suo accordo con Luigi Di Maio con sullo sfondo e nemmeno tanto nascosta l’uscita dall’euro e dalla moneta unica. I conti li ha fatti Federico Fubini sul Corriere della Sera: “Le perdite nei risparmi di chi vive nel Paese sono state di quasi duemila euro per abitante. È difficile un calcolo esatto di quanto valore abbiano polverizzato azioni, obbligazioni o bond bancari da quando l’orizzonte di un governo fra M5S e Lega si è fatto più concreto. Ma i titoli di Stato con più di un anno di vita davanti hanno bruciato circa 65 miliardi; le obbligazioni emesse dalle aziende oltre venti; quelle emesse dalle prime tre banche del Paese hanno perso quasi sessanta miliardi di euro dalla prima settimana del mese e le azioni in Piazza Affari almeno altri cinquanta. Senza considerare i crolli nei titoli di debito a breve scadenza o in quelli legati all’inflazione. Nel complesso, il valore finito in fumo è di circa duecento miliardi in meno di un mese: quasi il doppio delle risorse che il ‘contratto di governo’ si propone di distribuire in cinque anni”.

Costi e conto che almeno in parte sono recuperabili, le azioni e i mercati come scendono possono risalire e tra chi è chiamato a pagare ci sono anche gli investitori esteri. Almeno sin quando ci saranno. Ma se il futuro è incerto quel che è certo ed innegabile è quello che è accaduto sino ad oggi. E chi con la camicia verde o le 5Stelle tatuate si scaglia contro non meglio identificate entità maligne che agirebbero contro l’Italia non può negare e nascondere che oggi i risparmi degli italiani sono un po’ più sottili e i conti pubblici ancor più appesantiti.

Ma qui non c’entrano nulla la massoneria, i tedeschi o chissà chi. Qui c’entra il fatto che l’Italia, come tutti, si finanzia sui mercati internazionali vendendo debito per pagare, ad esempio, gli stipendi e far funzionare, sempre per fare un esempio, gli ospedali. E se chi si prepara, anzi si preparava ad andare al governo voleva imporre un ministro dell’Economia che non ha mai fatto mistero di non voler pagare tutto il debito, comunque non subito e forse anche con una moneta meno pregiata di quella avuta quando il debito lo si è venduto, si capisce facilmente come e perché sia diventato più oneroso finanziarci e come mai chi ci presta i soldi si sia un po’ preoccupato. Pensate voi di chiedere ad una banca, ma anche ad un amico, mille euro per una spesa qualsiasi e di proporre in cambio un pagherò da saldare quando vi pare e forse con anche meno di mille euro.

Se trovate chi ve li presta, per favore avvertite tutti. Eppure è proprio quello che sta accadendo in questi giorni. Lunedì mattina i mercati, e nello specifico la Borsa di Milano, sembrano tirare un po’ il fiato dopo lo stop a Savona ministro. Ma non facciamoci illusioni, è solo un prendere tempo non per l’Italia ma per gli investitori che ora assisteranno all’evoluzione della nostra crisi cercando di capire se è meglio fuggire dalla barca che punta gli scogli o se qualcuno invece di quella nave prenderà il timone. E’ facile però temere il peggio, una campagna elettorale giocate sul sì o no euro con un esito tutt’altro che scontato. Se non quello di nuovi crolli finanziari, di fughe di capitali, di titoli di Stato in picchiata e di altri conti da pagare. Forse in lire ma comunque dagli italiani.

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