Crisi di Governo vicina? Se si votasse oggi la Lega sfiorerebbe il 37%. M5S al 22,3% e Pd al 18,7%

di Lorenzo Briotti
Pubblicato il 20 Aprile 2019 17:12 | Ultimo aggiornamento: 24 Luglio 2019 11:34

ROMA  – I continui litigi tra i due alleati di Governo potrebbero portare ad elezioni anticipate. Salvini, Conte e Di Maio negano questo scenario: nel caso però si arrivasse davvero al voto anticipato, quanto prenderanno le maggiori forze politiche in campo? A snocciolare i dati è un sondaggio Ipsos che rileva una Lega che resta saldamente il primo partito in Italia con un consenso che sfiora il 37 %.

Ipsos attesta, infatti, al partito di Salvini un’ulteriore crescita: 36,9%. Per quanto riguarda gli altri grandi partiti, il M5s sarebbe secondo con il 22,3%, e quindi in calo. A seguire il Pd con il 18,7%, Forza Italia con l’8,7% e Fratelli d’Italia con il 4,6%.

Lega al 37% e l’ipotesi elezioni anticipate

Se davvero si andasse a votare, le prime date utili sarebbero il 23 o 30 giugno. Visto che la legge impone che la campagna elettorale duri non meno di 45 e non più di 70 giorni, l’ultima data utile al presidente della Repubblica per sciogliere le Camere e mandare l’Italia al voto a giugno è il 14 maggio. Restano dunque meno di quattro settimane per imboccare la prima finestra elettorale del 2019 nel caso lo scontro tra M5s e Lega deflagrasse in crisi di governo. E non mancano i precedenti, visto che alle Politiche si è già votato il 26 e 27 giugno del 1983.  

Al momento le ipotesi di voto anticipato sono solo suggestioni, come quella che vedrebbe lo showdown nel governo solo dopo la “conta” delle elezioni europee del 26 maggio. In quest’ultimo caso, dando per scontato che nessun contendente (e neanche ai più alti livelli istituzionali) immaginerebbe una chiamata alle urne in piena estate, uno scioglimento delle camere, dopo l’avvio di una ipotetica crisi, ci potrebbe essere nei primi giorni di settembre oppure ad ottobre, magari in una delle ultime due domeniche (20 o 27).

La crisi potrebbe prima passare da un voto del Parlamento e dalla verifica dell’esistenza di una maggioranza alternativa. Solo quando il presidente della Repubblica verificasse che non ci sono più margini per far proseguire la legislatura, potrebbe decidere di sciogliere il Parlamento.

Il voto a ottobre avrebbe però diversi aspetti critici. La necessità di mettere in sicurezza i conti pubblici con la manovra economica, ha sempre visto i presidenti della Repubblica contrari a elezioni nel corso della sessione di bilancio. Situazione quest’anno ancora più complicata dalla formazione della nuova Commissione europea in autunno e dalla necessità di esprimere il Commissario italiano.

Fonte: Ansa