Crisi di Governo e voto di fiducia. Berlusconi assediato resiste. Lo scontro nella destra, con Fini e gli ex fascisti, passa al manganello. Per ora solo verbale

Pubblicato il 5 Dicembre 2010 12:38 | Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre 2010 12:38

Sarà una settimana di passione, in avvicinamento alla data del voto di fiducia del 14 dicembre, tra fuochi d’artificio, manovre sott’acqua e gioco del chicken, quel gioco estremo che fanno a volte i giovani, in preda ad alcol droga o adrenalina pura, in cui perde chi si ferma per primo davanti a un muro o a un precipizio.

Lo spettacolo è inverecondo.

Lo scontro è tutto nella destra, con Silvio Berlusconi sfidato all’ultimo sangue dal ribelle ex miracolato e fascista Gianfranco Fini. I metodi sono quelli squadristici puri connaturali a Fini ma ai quali Berlusconi si è rapidamente adeguato, e questo senza nemmeno bisogno di chiedere consiglio al suo idolo bolscevico, l’ex agente del Kgb Vladimir Putin.

Sarebbe un patetico spettacolo di burlesque se non fosse che in gioco ci sono i nostri interessi, individuali e collettivi, riassunti in una parola, Italia.

Lo scenario che si offre a noi poveri sciagurati cittadini di un paese ancora in preda ai sussulti del post1919 e della guerra fredda, in questa fredda e grigia (come appariva la Camera a Mussolini) domenica di dicembre, è complesso.

Tanti sono gli interessi leciti e illeciti visibili e sotterranei, che si scontrano e giocano sulla nostra pelle. Di qualcosa che i più malpensanti tra noi avevano intuito abbiamo avuto conferma nell’ultima settimana, dopo le rivelazioni di Wikileaks. In realtà Wikileaks non ha portato prove ma ha solo riportato sospetti di terzi. Ma se questi terzi si chiamano diplomazia americana ci sono tutte le ragioni per dargli almeno qualche punto di credibilità.

Petrolio, Eni, Finmeccanica, forniture, appalti: sono questi gli ingredienti della torta avvelenata che rischiamo di addentare anche noi semplici cittadini, travolti, nella nostra limitata intelligenza, da un gioco di specchi degno del Le Carré degli anni d’oro, in cui l’ex demonio americano è diventato la fonte del bene per una sinistra che ora considera l’ex fonte della salute sovietica come il nemico subdolo di cui diffidare. Peggio ancora, l’ultra anti comunista Berlusconi, che della difesa dell’Italia dal Male assoluto ha fatto uni dei motivi conduttori dei suoi successi elettorali,  ci viene ora presentato in un ruolo molto spregiudicato e ambiguo, nella migliore delle ipotesi come un affarista senza scrupoli, che calpesta tutti gli ideali che ci ha propinato per anni pur di arraffare denaro; nella peggiore come un cripto “agente di influenza” russo” (vengono i brividi: chi ricorda che Gianfranco Piazzesi, grande inquisitore del passato di Licio Gelli, sosteneva che il gran maestro della P2 era in realtà un agente sovietico?). Dicevano che fosse un “agente di influenza” di Hitler la signora Wally Simpson, poi duchessa di Windsor; per questa ragione, non perché lei fosse divorziata, suo marito fu costretto a rinunciare ad essere re d’Inghilterra come Edoardo VIII.