A Mediaset fanno due conti: “Alt Silvio, sei tu il problema”

di Warsamé Dini Casali
Pubblicato il 10 Novembre 2011 12:55 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2011 12:55

ROMA –  Paradossi del conflitto d’interessi: mentre Berlusconi esitava a farsi da parte sul serio, il titolo Mediaset bruciava 350 milioni di euro in una sola seduta. A Piazza Affari si consumava l’ennesima giornata di passione ma i titoli associati alla figura del presidente/imprenditore colavano a picco più dei bancari, più degli industriali. Il 12% perso per strada seguiva una tendenza consolidatasi a partire dai primi scricchiolii del quarto governo Berlusconi. E lo stato maggiore del partito-azienda ha detto basta, così andiamo a fondo, Silvio passa la palla. Perfino Ennio Doris è arrivato ad augurarsi pubblicamente un governo di transizione. Amico di vecchia data, quasi un fratello e, soprattutto, socio di Mediolanum, si è fatto due conti: il titolo ha perso ieri quasi il 5%, con gli utili che hanno subito una caduta netta del 60%.

Guardando in faccia la dura realtà della crisi attuale, anche Fedele Confalonieri gli ha chiesto di fare buon viso a cattivo gioco. Inutile tormentarsi e traccheggiare con ipotesi Alfano, Letta o coltivare sogni di vendetta con elezioni anticipate. I mercati vogliono un governo stabile, né di destra né di sinistra, che assuma gli impegni e restituisca fiducia. Se il sistema italiano non tiene, le aziende del premier finiscono sotto le macerie. Il fattore Silvio, stavolta, gioca contro l’interesse del suo portafoglio. Fra l’altro, la fine della sua parabola politica era stata già ampiamente fiutata dagli investitori: da inizio anno Mediaset ha perso il 50% del valore, il doppio della media delle perdite subite dagli indici di Piazza Affari. E le prospettive sono tutt’altro che incoraggianti.

E’ una clamorosa inversione di tendenza, specie se paragonata agli ultimi diciassette anni in cui il premier ha occupato per intero la scena politica ed economica italiana, in un intreccio inestricabile di interessi pubblici e privati. Sempre orientati a suo vantaggio. Fino alla nemesi finale della constatazione che l’ircocervo della sua figura pubblica (metà capitano d’industria e metà padrone del centrodestra) è di ostacolo alla salvaguardia del tesoro di famiglia. Che nel frattempo si era grandemente rafforzato. Qualche numero: tra il ’94 e il 2010 l’utile consolidato Fininvest (la cassa di famiglia che controlla le varie holding) è arrivato a sfiorare i 5 miliardi di euro. E il superdebito di cui si favoleggiava come motivo principale della sua discesa in campo: attualmente si attesta a 1,3 miliardi, mentre nel ’94 la cifra sfiorava i 2,5 miliardi di euro (5 milia miliardi di euro).