Crollo di Pompei, Bondi respinge le accuse: “Se fossi colpevole mi dimetterei”. Ma il Pd insiste: “Lascia o ti sfiduciamo”

Pubblicato il 10 novembre 2010 11:16 | Ultimo aggiornamento: 10 novembre 2010 12:47

“Non sono responsabile per il crollo della Domus gladiatoria altrimenti mi sarei dimesso da solo”. Il ministro della Cultura Sandro Bondi si è difeso alla Camera sulla vicenda di Pompei. L’opposizione ha preparato la mozione di sfiducia nei confronti del ministro. Per Bondi il problema non è la mancanza di fondi (dunque non è colpa del ministro dell’Economia Tremonti) ma della “gestione che dovrebbe investire al meglio le risorse”. Inoltre ha detto che non si possono “escludere altri crolli in futuro”. Ma Dario Franceschini, capogruppo del Pd a Montecitorio, ha detto che “se Bondi non si dimetterà presenteremo la mozione di sfiducia”.

Ecco cosa ha detto Bondi durante il suo intervento alla Camera: ”Se avessi responsabilità per ciò che è accaduto sarebbe giusto chiedere le mie dimissioni, anzi le avrei date io. Se invece facciamo prevalere serietà, obiettività e misura, allora sarebbe giusto riconoscere che i problemi di Pompei come le situazioni in cui versa il patrimonio artistico si trascinano da decenni senza che nessuno sia riuscito a risolverli definitivamente e a impostare una strategia efficace”.

Secondo Bondi ”è comodo addossare responsabiltà a me o al governo per i pochi investimenti. Dobbiamo avere tutti il senso della misura ed evitare strumentalizzazioni di carattere politico – prosegue – Chiedere le mie dimissioni non sarebbe politicamente e moralmente giusto, non lo merito, sarebbe un segno di incattivimento della lotta politica in Italia. Se devo esplodere come una mina, come dice d’Urso, non è problema che riguarda il patrimonio”.

La mancanza di fondi non è secondo Bondi la la causa di ciò che è accaduto a Pompei: ”Se lo dicessi non sarei onesto. Pompei, a differenza di altre aree archeologiche, è una soprintendenza speciale e gli incassi non vanno all’erario, ma entrano tutti nelle casse della soprintendenza. Nel 2002 le giacenze di cassa a fine anno erano di 52 milioni, nel 2003 58 milioni, nel 2004 66 milioni e così via fino ai 25 milioni di euro del 2009”.

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Il problema vero, dunque, per il ministro, è assicurare ”una gestione capace di investire al meglio le risorse”. I soprintendenti, sottolinea, hanno fatto un lavoro straordinario: ”Dobbiamo lasciare ai soprintendenti la tutela, che deve sempre rimanere allo Stato, mentre la gestione va assegnata a nuove figure gestionali. Per questo il ministero sta predisponendo le linee guida per una fondazione per Pompei: sovrintendenti e manager dei beni culturali devono lavorare insieme”.

Il ministro ha spiegato che un sopralluogo effettuato qualche giorno prima del crollo ”non aveva segnalato pericoli visibili”. Per la Schola, ”è collassata la copertura di cemento provocando il crollo. Verosimilmente il crollo ha interessato le murature verticali ricostruite e la copertura. Si sarebbe conservata la parte bassa, quella con le decorazioni che potranno essere restaurate. Si esclude che il danno della copertura sia dovuto a infiltrazioni nel solaio. Dai primi accertamenti il disastro sarebbe dovuto alla pressione delle murature perimetrali dal terrapieno a ridosso della costruzione imbevuto dalle piogge di questi giorni”. Poi il ministro ha ribadito che ”non si possono escludere altri crolli”.