D’Alema contro Berlusconi: “Esca di scena”. Poi “boccia” anche Vendola come leader

Pubblicato il 5 agosto 2010 11:05 | Ultimo aggiornamento: 5 agosto 2010 11:31
d'alema

Massimo D'Alema

Massimo D’Alema boccia il governo Berlusconi e la candidatura di Nichi Vendola alla premiership non ritenendolo un leader valido per mobilitare una coalizione di centrosinistra: ”Berlusconi esca di scena, prima se ne va meglio è, perché questo Governo non è utile”. Poi D’Alema ha ribadito la propria contrarietà all’eventuale ruolo da leader per Vendola all’interno della coalizione di centrosinistra.

Ma D’Alema si è concentrato sul premier: “E’ il fallimento di Berlusconi, aveva promesso più lavoro e più ricchezza, e invece il Paese è più povero, la pressione fiscale è aumentata, la corruzione dilaga. Tutto il contrario di quello che aveva promesso”.

L’ipotesi di un governo Tremonti non scalda più di tanto l’ex premier: ”Innanzitutto c’è ancora il governo Berlusconi” e questa discussione avrebbe senso “solo se si dimettesse”. Poi, ”in quel momento è il capo dello Stato che decide. Non si possono portare i poteri del capo dello stato in una chiacchiera da caffé”.

Massimo D’Alema ha spiegato anche che il Pd non ha parua di un’eventuale ritorno anticipato alle urne: ”Se ci saranno le elezioni le faremo, nessuno ne ha paura”. Certo, l’attuale legge elettorale è ”profondamente sbagliata, anche rischiosa con l’attuale situazione perché è prevista per un sistema bipolare” mentre ne abbiamo ora tre di sistemi: ”Noi diciamo che sarebbe saggio cambiare questa legge elettorale per poi andare a elezioni”, ha ribadito D’Alema, perché questa legge è ”veramente indecente, frutto avvelenato del berlusconismo, che il premier ha fatto per sé”.

E infatti, ha attaccato D’Alema, “lui nomina i deputati che poi lo accolgono gridando ‘Silvio Silvio’, una scena imbarazzante in un sistema democratico”. Quindi, prosegue il presidente del Copasir, sarebbe meglio andare avanti con ”un governo di transizione”, auspicabilmente con una maggioranza più ampia possibile, composto da poche persone di ”qualita”’, con un programma limitato che si occupi di legge elettorale, economia e questione morale.