D’Alema contro le nozze omosex. La rabbia gay: “Estremista di destra”

Pubblicato il 13 Settembre 2011 18:17 | Ultimo aggiornamento: 13 Settembre 2011 19:40

Massimo D'Alema (foto LaPresse)

ROMA – Il matrimonio ”come è previsto dalla Costituzione del nostro Paese, se non la si cambia, è l’unione tra persone di sesso diverso finalizzata alla procreazione. Tra l’uomo e la donna, questo dice la Costituzione”. Massimo D’Alema mette da sinistra un inaspettato paletto ai diritti degli omosessuali e le associazioni dei gay insorgono dandogli dell’ignorante e dell’estremista di destra.

Succede ad Ostia (Roma), durante la festa del Pd. Ad intervistare D’Alema è Diego Bianchi, alias Zoro e subito il colloquio prende una direzione forse non prevista dal presidente del Copasir, quello dei diritti degli omosessuali.

In un primo momento D’Alema sembra voler trattare la questione solo di sfuggita. Tra manovra, questioni morali ed escort forse non immagina una chiacchierata sui problemi del mondo gay. “Zoro”, invece,  ha altri piani in mente. Pronti, via,  e l’intervista parte dall’episodio della puntata censurata della fiction tedesca “un ciclone in convento” per affrontare il tema dei diritti degli omosessuali. Zoro  stuzzica D’Alema chiedendogli perché sia sempre Paola Concia a farsi carico di certe battaglie nel Pd. “Forse – provoca l’intervistatore – l’alleanza con l’Udc è più importante?”. D’Alema non si scompone, sorride,  risponde partendo da lontano e dice che un conto è l’alleanza politica e altro conto sono le battaglie civili. “Noi – spiega- su queste cose abbiamo una posizione limpida”. Non specifica quale e cambia discorso: “Le priorità del Paese sono altre, l’economia, il lavoro…”.

Il tentativo di “virata politica” fallisce:  Zoro non molla e, tra il divertito e il polemico tronca D’Alema dicendo “allora gli omosessuali possono attendere”. Poi attacca: “Il matrimonio omosessuale offenderebbe il sentimento religioso di tante persone, l’ha detta lei questa frase?”. D’Alema per un momento vacilla, sembra in imbarazzo. E’ un istante, poi l’ex segretario riannoda i fili del discorso e ancora una volta risponde partendo da lontano. Ricorda del “compromesso” coi cattolici al tempo del governo Prodi, con il riconoscimento di un’unione tra omosessuali “distinta” dal matrimonio. Poi la frase che fa imbestialire l’Arcigay e le associazioni:  “Il matrimonio come è previsto dalla Costituzione del nostro Paese, se non la si cambia, è l’unione tra persone di sesso diverso finalizzata alla procreazione. Tra l’uomo e la donna, questo dice la Costituzione”.

“Una parte degli abitanti di questo Paese – continua D’Alema – considera il matrimonio un sacramento, ed è possibile rispettare questo punto di vista senza comprimere i diritti degli omosessuali”. Apriti cielo.

Sono ”affermazioni talmente rozze – ha commentato il presidente di Arcigay, Paolo Patanè – da risultare incredibili. Intanto finge di dimenticare che non esiste nessuna relazione tra matrimonio e procreazione, perché il matrimonio non è diritto esclusivo delle coppie che possono procreare. Poi, confonde tra matrimonio civile e matrimonio religioso, dimenticandosi che esiste una differenza tra cittadini e credenti e tra Stato e Chiesa. E infine riesce persino a dimenticare la sentenza della Corte costituzionale 138 del 2010, che parifica i diritti delle coppie conviventi dello stesso sesso a quelli delle coppie coniugate eterosessuali”.

“In qualunque Paese dell’Unione – affonda Patanè – queste sarebbero le tipiche dichiarazioni di un esponente di estrema destra con smanie religiose, ma in Italia sono le dichiarazioni di un leader del Pd, ovvero di un partito che si dice progressista e di sinistra. Le parole del leader minimo sono la conferma di un’alleanza con l’Udc fatta per perpetuare lo sfacelo della sinistra italiana e la perdita di qualunque dignita’ laica ed autorevolezza del Pd”.

Sulla vicenda interviene anche l’associazione radicale Certi Diritti. ”Mister baffetto – dicono in una nota – non fa altro che alimentare l’incapacità di costruire strategie vincenti e far arrendere alla disperata realpolitik, la stessa del sostegno al regime sanguinario di Gheddafi, di quando al Pd arrivò all’ultimo momento l’ordine di votare in favore dell’accordo con Gheddafi, o come la tanto propagandata legge sul conflitto di interessi. Questo grande genio della politica opera solo in funzione dell’accordo con i fondamentalisti vaticani, divenuti ormai l’unica possibile ancora di salvezza, perché si deve pure sopravvivere nel sistema che ha permesso a Berlusconi di governare per quasi un ventennio. Quelle tesi, invece, oltre a rappresentare il solito tic retorico d’alemiano, utile a rafforzare il logoro mito di un politico cinico e ‘senza paura’, svelano nel miglior modo possibile il guaio di una sinistra italiana che deve combattere con una zavorra culturale (prima che politica) che D’Alema rappresenta al meglio”.