E D’Alema disse “qualcosa di sinistra” nel meraviglioso mondo della tv formato Minzolini

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 5 Maggio 2010 17:40 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 19:05
D'alema

Massimo D'Alema

Alla fine perfino Massimo D’Alema del meraviglioso mondo della tv non ne potè più e disse finalmente qualcosa di sinistra: “Vada a farsi fottere, lei è un bugiardo e un mascalzone”. Davanti agli occhi e a tiro di esausta e non contenuta rabbia aveva Alessandro Sallusti, ma vice direttore de “Il Giornale” era in fondo solo la goccia, ben altro era ed è il “vaso”, colmo, stracolmo, tracimante e soffocante. Il “vaso” ormai maleodorante come un vaso da notte e come un vaso da notte usato e rovesciato in diretta ogni sera è un “format” cafone e triviale, prepotente e ignorante spacciato ogni sera in tv come “giornalismo”. Format di cui Sallusti era solo occasionale interprete, uno tra i tanti, men che mai il regista e il produttore.

Sallusti faceva l’altra sera a Ballarò da Floris quello che fanno tutti, di destra e di sinistra. Quello per cui in fondo i vari Floris li chiamano in trasmissione. Sallusti imbrogliava le carte, rovesciava il tavolo, parlava a dispetto non perchè più “cattivo” o meno professionale di altri, ma perchè quella dell’azzeccagarbugli rissoso è la professionalità richiesta e premiata. Sallusti mischiava la casa pagata a Scajola da un “pagatore ignoto” secondo la stessa surreale ricostruzione del ministro dimissionario all’affitto ad equo canone pagato a suo tempo da D’Alema. Mischiava una probabile, quasi certa tangente immobiliare con un privilegio odioso ma legale.

Sallusti faceva “ammuina”. E D’Alema, chissà quanto consapevole di cogliere con questa frase l’essenza, la mission dell’informazione attuale, gli rinfacciava di “essere pagato” per fare appunto ammuina. Era un’analisi, finalmente “di sinistra” che a D’Alema deve essere sfuggita perchè di simile analisi e consapevolezza non c’è traccia nei pensieri, azioni e scelte della sinistra e dello stesso D’Alema in materia di informazione e giornalismo.

In cosa consiste, consisterebbe se ci fosse, l’analisi di “sinistra”? Nel capire finalmente che l’informazione, massimamente quella televisiva, non è più lottizzata tra i partiti. Un tanto a te, di più che sei maggioranza, un tanto a me, di meno che sono minoranza. Magari fosse ancora questo, magari. L’informazione in tv non è lottizzata, è cancellata. Sostituita e rimossa dallo spettacolo modello reality, magari fosse ancora talk-show. Magari i “giornalisti” facessero ancora i giornalisti di destra e di sinistra. Magari avessero tesi e scovassero argomenti, magari accompagnassero ancora il loro essere francamente di destra o di sinistra con la fatica della documentazione e divulgazione. Tutt’altro, i giornalisti sono e orgogliosamente si sentono “concorrenti” di un Grande Fratello dove chi dice più battutacce resta più impresso al pubblico.

E’ così, tutta l’informazione tv è costruita così e finora la sinistra ha solo saputo e voluto concepire la magra idea di difendere e promuovere i “bravi presentatori suoi”. Avessero una Simona Ventura, quelli della sinistra le darebbero una prima serata. E il bravo Floris, il bravissimo Santoro, la sempre uguale Dandini “recitano” dentro lo stesso schema, lo stesso format. Se D’Alema unisse alla rabbia dell’altra sera un po’ di fredda analisi dovrebbe consigliare a se stesso e a tutta la sinistra di saltare un giro e anche due nei salotti dove l’informazione è abolita e sostituita dallo show tanto gridato quanto ebete. Ma la sinistra non lo capisce e ancora lotta per un capo redattore in più.

C’è chi lo ha capito. E non si chiama Bruno Vespa o Gianluigi Paragone e neanche Maurizio Belpietro quando verrà. Lo ha capito Augusto Minzolini. Che non fa un telegiornale di destra, come sarebbe legittimo, rispettabile e inattaccabile. Minzolini fa con capacità e metodo un “non telegiornale”. Non dà la versione di destra dei fatti e delle opinioni. Confeziona e spaccia un mondo senza fatti ed opinioni. Ogni sera venti dei trenta minuti del Tg1 raccontano il mondo dove tutti ridono, sorridono e sono felici. Ecco i titoli e i servizi del Tg1, presi a caso dal mazzo: “La corsa all’aria aperta, una passione assai diffusa”. “Negli Usa i ragazzi si salutano dicendosi hey guys, più o meno sarebbe ciao ragazzi”. “Anche le corde vocali invecchiano. Per tenerle in forma, secondo gli esperti, cantare è uno dei mezzi più sicuri e va ancora meglio se si canta sotto la doccia”. “A Milano il primo corso di galateo per cani metropolitani e per i loro padroni”. “Ai primi caldi prese d’assalto le gelaterie. I produttori si scatenano con le forme e i gusti più stravaganti”. Vedere per credere, ogni sera, venti minuti su trenta.

Questo non è giornalismo di destra. Questo è il meraviglioso mondo della tv inventato da direttori intelligenti che usano e applicano la loro intelligenza a trattarci e farci fessi. Non è giornalismo di parte, che spesso è buon giornalismo. E neanche giornalismo fazioso che spesso contiene passione e fatica. Questo non è cattivo giornalismo, è “cattiveria” applicata ed esercitata con professionalità. I Sallusti e i Santoro sono un passo indietro, sono i Minzolini ad essere “avanti”. A “farsi fottere” D’Alema dovrebbe mandare il meraviglioso mondo della tv. Però sarebbe una cosa troppo di sinistra.