Massimo D’Alema: “Mi pento di aver lasciato la testa del Pds per fare il premier”

Pubblicato il 15 Febbraio 2011 16:31 | Ultimo aggiornamento: 15 Febbraio 2011 16:43

Massimo D'Alema

ROMA – Massimo D’Alema si è pentito di aver lasciato la testa del partito nel 1998 per fare il presidente del Consiglio. Lo dice al settimanale ‘Oggi’:  ”Mi pento di aver lasciato la testa del partito per fare il premier. Il problema del Paese era costruire una grande forza politica riformista e quello sarebbe dovuto essere il mio posto, la mia responsabilita’. Forse le cose, in Italia, sarebbero andate diversamente”.

”Berlusconi è il passato – dice poi D’Alema – Un passato che non vuole uscire di scena, ma pur sempre un passato. E’ un uomo con la morale sotto i tacchi. Continua a fare promesse ma dovrebbe fare bilanci. ‘Berlusconi ha fallito e, anche a voler tralasciare il curriculum giudiziario, che riempirebbe l’Enciclopedia Britannica, va detto che ha fallito nei suoi due campi: quello di imprenditore e di uomo immagine. Da imprenditore ha inflitto al Paese tre piaghe: la crescita zero, l’aumento delle tasse, l’impennata della spesa pubblica. Quanto all’immagine…Time ha messo ‘bunga bunga’ tra le dieci parole dell’anno”.

Berlusconi, aggiunge D’Alema, “è un formidabile combattente, cerca di resistere. Sono quelli che gli danno retta a lasciarmi senza fiato. Parlo dei 315 deputati della Repubblica che hanno votato un documento in cui c’è scritto che il premier, nella sua veste di capo del governo, ha dovuto intervenire per evitare un incidente diplomatico perche’ la nipote di Mubarak era ostaggio della Questura di Milano. Quella votazione è il punto più basso della storia del Parlamento italiano. Quei 315 mi fanno paura perché hanno perso il rispetto di sè. Tra l’altro, rendono un pessimo servizio a Berlusconi: lo fanno passare per un credulone oltre ogni limite”.