D’Alema: “Serve lo smottamento”. Casini: “Ribelli? Punto a tutto il Pdl”

Pubblicato il 9 Novembre 2011 9:07 | Ultimo aggiornamento: 9 Novembre 2011 9:25

ROMA – La vittoria, quei 308 voti alla Camera che non bastano a far sopravvivere il governo di Silvio Berlusconi, c’è stata. Ora, in attesa che le dimissioni divengano un fatto, il problema dell’opposizione è non sprecarla. E la paura di Pierferdinando Casini e Massimo D’Alema, scrive su Repubblica Goffredo De Marchis, è che alla fine Berlusconi “ci porti dove vuole lui”. Ovvero alle elezioni anticipate, magari già a gennaio, con  il nome di Angelino Alfano sul logo del Pdl. E con Berlusconi formalmente “a disposizione del partito” ma in realtà in cabina di regia.

Non a caso, mercoledì mattina Il Giornale ha già pronto il calendario del Natale di campagna elettorale: la prima data utile per il voto sarebbe quella del 22 gennaio. Ci si potrebbe arrivare con uno scioglimento a tempo di record delle Camere già il 15 dicembre.

L’alternativa teorizzata e auspicata da D’Alema è quella del grande “smottamento del Pdl”: “Cinquanta, sessanta, cento parlamentari del Pdl dovrebbero lasciare solo il premier”. Gli otto “traditori” messi nero su bianco in un appunto (fotografato dall’Ansa)  da Berlusconi, insomma, sono solo una piccolissima punta dell’iceberg necessario a far continuare la legislatura.

“Per fare un governo di transizione – è il pensiero di D’Alema – occorre almeno l’80% del Parlamento, non solo qualche passaggio di campo”. Considerando che la Lega è fuori a priori, insomma, servirebbe quasi tutto il Pdl.

Casini è cauto nell’analisi quanto ambizioso nelle aspettative: “So bene che non bastano due o tre cambi di casacca. Ma i ribelli sono più di 60, o di 70. Noi puntiamo all’intero Pdl”.

Nel complesso, però, domina la prudenza. Con l’eccezione di Walter Veltroni che si fa scudo con la crisi finanziaria: “Dopo (Berlusconi) c’è solo la soluzione greca (governo di unità nazionale). I mercati premono, l’Europa è durissima e il nostro Paese non può in alcuno modo permettersi 4 mesi di campagna elettorale”.

Resta un problema di fondo. Berlusconi non ha intenzione di cedere. Martedì ha chiesto subito i tabulati del voto per identificare i “traditori”. Non c’è nulla di emotivo, è una strategia che già sa di campagna elettorale. Berlusconi è indietro e punterà su due cose: l’essere il governo che ha iniziato il risanamento chiesto dalla Bce e il martirio.