Dario Corallo, “mi candido per strappare il Pd a queste pippe stratosferiche”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 novembre 2018 11:30 | Ultimo aggiornamento: 27 novembre 2018 11:30
Dario Corallo, "mi candido per strappare il Pd a queste pippe stratosferiche"

Dario Corallo, “mi candido per strappare il Pd a queste pippe stratosferiche”

ROMA – “Il Pd è morto”, “i dirigenti sono pippe stratosferiche”, “mi candido per svelare che oltre il muro dei dirigenti non c’è nulla”: parla come fosse di un altro partito Dario Corallo, il giovane candidato alle primarie Pd rivelatosi all’assemblea nazionale quando invitò i colleghi a non trattare il popolo come un “Burioni qualsiasi”, riferendosi al virologo che combatte no vax e fake news mediche.

Non ha paura (forse ha scoperto che sui social è un merito) a usare il turpiloquio per emettere sentenze nel più autentico stile populista: “Il modello Lazio di Zingaretti è una cazzata”.   

“Sono realista, così non funziona, è evidente. Se vuoi ripartire non devi raccontare storie”, dice Corallo in una lunga intervista alla Verità. “Voglio salvare – spiega – la straordinaria comunità ancora raccolta attorno al partito malgrado lo spettacolo penoso dei suoi dirigenti”, “lo faccio – aggiunge – perché rappresento la base”. “

Per Renzi e i renziani provo vergogna – afferma sull’ex premier – Gli anni di governo sono stati un disastro. Non abbiamo parlato al nostro popolo, solo ai privilegiati”. “Matteo – aggiunge – è pronto a succhiare l’ultima goccia di sangue al partito e poi andarsene. Secondo me ha già pronto simbolo e nome. Le zavorre che ha scaricato ora sono con Zingaretti”.

“Le Europee – pronostica pure – saranno un massacro ma da lì si deve ripartire”. Alla domanda su chi lo finanzi, Corallo risponde: “Nessuno. Facciamo le collette come per i cento giorni. Infatti non ho abbastanza soldi per andare dappertutto”. Lo chiamano, fa sapere, “dalle sezioni di tutta Italia. E dicono: spacca tutto, di questi ci siamo rotti il c….”.

Su Maurizio Martina, aggiunge: “Era il candidato di Renzi e non vorrei ora fosse quello di Orfini”. “Io – dice invece sull’altro candidato Zingaretti – ancora non ho capito una sola cosa in cui Zingaretti sarebbe diverso” mentre Marco Minniti, sostiene, “è il vero cavallo di Renzi”. “So che non vincerò – conclude – ma ciò che voglio è svelare che oltre il muro dei dirigenti non c’è più nulla”. Ancora più tagliente il suo giudizio sulla sinistra Pd: “Pippe stratosferiche. Hanno il posto a tavola e ogni tanto fanno i finti tonti: ma davvero togli l’articolo 18? Ma davvero non mi ricandidi?”.