Dario Franceschini: “Insieme al M5s in tutte le regioni e i comuni”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Ottobre 2019 8:41 | Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre 2019 8:43
Dario Franceschini, Ansa

Dario Franceschini (foto Ansa)

ROMA – “Il governo ha fatto bene, è giusto metterci la faccia. Questa in Umbria è la prima tappa di un percorso che deve durare nel tempo. Dopo l’Umbria, ci saranno Calabria, Emilia-Romagna e poi, sempre nel 2020, Toscana, Liguria e Campania”. Queste le parole, in una lunga intervista alla Stampa, di Dario Franceschini, ministro della Cultura e capo delegazione Pd al governo.

Quanto al risultato delle elezioni umbre, “io sono ottimista, ma non è un solo risultato che può condizionare in senso positivo o negativo il futuro di un campo riformista che si ricandidi a governare il Paese”.

“Rispetto le prudenze di tutti, però rovescio la prospettiva: se il governo va avanti bene, che ragione può esserci per dire agli elettori: governiamo insieme l’Italia ma non ci presentiamo insieme nelle regioni o nelle città in cui si vota?”, osserva Franceschini, secondo cui “la prospettiva di un’alleanza stabile ha la forza della ragione: ci si può arrivare lentamente o velocemente, ma è fisiologico che si arrivi lì. E molto spesso i nostri elettori vanno più in fretta dei gruppi dirigenti”.

A livello nazionale, “non temo il passaggio parlamentare della manovra, normale che vi sia una dialettica”, dichiara Franceschini. “Noi sappiamo bene che il percorso è difficile e complicato: siamo passati in poche settimane da essere avversari in Parlamento a stare insieme nello stesso governo. Detto questo, penso che questa alleanza avrebbe già una sua motivazione sufficiente nell’aver evitato elezioni immediate, con un disastro nell’economia del Paese e, in quel momento, la probabile vittoria della destra. Inutile negare che quello sia stato il motore”.

“La frase sui pieni poteri di Salvini faceva pensare ad una deriva pericolosa per il Paese. Ma da subito – prosegue l’esponente dem – ho creduto che questo dovesse essere l’inizio di un percorso che deve portare a costruire un’alleanza elettorale tra centrosinistra e M5s, in grado di governare il Paese. E di allearsi nelle Regioni, nei comuni e di sconfiggere la destra, creando in Italia un nuovo bipolarismo. Un campo riformista contro una destra che ha il baricentro spostato verso le estreme, che non è più quello degli anni di Berlusconi”.

Fonte: La Stampa.