De Luca, il giudice Scognamiglio al marito: “E’ fatta”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Novembre 2015 11:34 | Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2015 11:34
De Luca, il giudice Scognamiglio al marito: "E' fatta"

De Luca, il giudice Scognamiglio al marito: “E’ fatta”

ROMA – Il giudice del Tribunale Civile di Napoli Anna Scognamiglio, ancora in camera di consiglio dove si sta decidendo la sentenza favorevole alla permanenza di Vincenzo De Luca alla presidenza della Regione Campania, telefona al marito, l’avvocato Guglielmo Manna: “Abbiamo finito, è fatta”, ascoltano gli inquirenti che la stanno intercettando. Un sms di Manna parte all’indirizzo dello staff di De Luca: “E’ andata come previsto”.

E’ l’estate 2015 delle carte bollate, della battaglia politico-legale che impegna De Luca dopo la sospensione intervenuta con la Legge Severino. Sono intercettazioni decisive, visto che i pm ipotizzano che tra il governatore, il suo braccio destro Nello Mastursi e un giudice della sentenza (in due occasioni fa parte del collegio giudicante) a lui favorevole (Scognamiglio appunto) ci sia un accordo fraudolento, uno scambio di favori, per esempio una nomina per il marito dello stesso giudice, Manna, alla Regione.

Un’altra intercettazione rivelerebbe la buona riuscita del patto. Il 2 agosto, ancora Manna chiama lo staff da una barca sul mare di Ponza: “”Sono stato chiamato in Regione”. E poi: “Speriamo bene”.

Quando parla, Manna non può sapere di essere intercettato nell’ambito di un’inchiesta dei pm di Napoli Henry John Woodcock ed Enrica Parascandolo che, partendo dalle dinamiche dei clan camorristici del centro cittadino, incrocia vicende riguardanti appalti, forniture, affari della sanità, voto di scambio politico-mafioso.

Ma le conversazioni tra quei due coniugi vengono subito inviate a Roma. Potrebbero apparire normali se non fosse per quei riferimenti che Manna fa al telefono con gli altri indagati: facendo emergere il sospetto di una manovra per ottenere da De Luca un incarico di “peso”. E sempre facendo leva sulla minaccia di orientare in senso negativo la decisione del tribunale sulla Severino. (Dario Del Porto, Conchita Sannino, La Repubblica).