Balduzzi: “Decreto rientra nel Patto della Salute, soldi dalla spending review”

Pubblicato il 8 settembre 2012 0:20 | Ultimo aggiornamento: 8 settembre 2012 0:26
Renato Balduzzi

Renato Balduzzi (LaPresse)

ROMA – Il decreto sulla sanità entrerà nel Patto della Salute ed i fondi arriveranno dai risparmi ottenuti dalla spending review. Il ministro della Salute Renato Balduzzi risponde così alle Regioni, che chiedono con quali soldi saranno attivate le novità introdotte dal decretone. Il Patto diventerà in questo modo lo strumento per dare attuazione all’articolo 1 del provvedimento, approvato la notte del 5 settembre dal Consiglio dei Ministri.

Balduzzi ha detto: “E’ un impegno che mi sento di prendere come ministro per la Salute e ne trarrà le conseguenze ove non vi fossero le condizioni”. Questa la risposta del ministro al presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Erran, che dal palco della Festa Democratica di Reggio Emilia chiede al Governo anche la completa riscrittura dell’articolo 1. Errani ha sottolineato: ”Noi non stiamo tirando il freno, al contrario, ma per fare le cose ci vogliono le risorse”.

Il presidente della Conferenza delle Regioni ha poi chiesto di ”riscrivere insieme l’articolo 1 sulle cure primarie, fornendo alle Regioni quelle indicazioni necessarie per cominciare a partire”. L’apertura di Balduzzi, dopo settimane di testa a testa con regioni, che si sono duramente opposte al decreto, ed i sindacati che avevano anche annunciato uno sciopero ad oltranza, nasce dalla consapevolezza ”di trovare le giuste intese per dare le gambe” alle norme del decreto, come ha spiegato lo stesso ministro: “Serve attuazione e capacità per reggere la sfida. Non vorrei essere ottimista a tutti i costi ma penso che ce la faremo”.

Ad una domanda sul tetto di 1800 pazienti per i i medici di famiglia Balduzzi ha ricordato che si tratta di un ”tema antico: può darsi che si possa ridiscutere ma ciò che è importante è dare attuazione ai principi della continuità assistenziale”. Per il ministro comunque ”non saranno necessarie risorse in più per la riforma, perché i fondi per gli investimenti necessari arriveranno dai risparmi ottenuti con la spending review”.

Ed è proprio questo tema, quello delle risorse, il più controverso. “L’aggregazione funzionale territoriale, cioè un modo diverso dei medici di famiglia di lavorare tra di loro, potrà essere fatta con le risorse esistenti – ha spiegato in proposito il ministro – mentre la riorganizzazione del territorio non richiede secondo noi altre risorse”.

Questo perché le unità complesse di cure primarie, “dove ci saranno medici di famiglia e specialisti – aggiunge Balduzzi – richiedono investimenti che saranno possibili senza dover investire risorse ulteriori a partire da ciò che i territori e le Regioni risparmieranno a seguito della spending review e della riorganizzazione ospedaliera”.

Di diverso parere invece l’assessore alle Finanze della Regione Lombardia, Romano Colozzi, che è presidente del Comitato di settore delle Regioni per il comparto sanità: “Il decreto legge sulla sanità, nella parte che riguarda i medici di base e i pediatri di libera scelta, rischia di essere un ‘flatus vocis’ se non addirittura un manifesto propagandistico se non verranno contestualmente sbloccate le norme che regolano le Convenzioni nazionali”.

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