Decreto sicurezza, commenta post di Salvini con “suca”: nei guai portavoce di Orlando

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 gennaio 2019 13:02 | Ultimo aggiornamento: 7 gennaio 2019 13:03
Decreto sicurezza, commenta post di Salvini con "suca": nei guai portavoce di Orlando

Decreto sicurezza, commenta post di Salvini con “suca”: nei guai portavoce di Orlando

PALERMO – La polemica sul decreto sicurezza tra il vicepremier Matteo Salvini e i sindaci italiani non accenna ad arrestarsi. E anzi, si arricchisce di nuovi “coloriti” scontri. Protagonista, stavolta suo malgrado, è ancora una volta il sindaco di Palermo Leoluca Orlando che per primo ha disposto di non applicare la legge di Salvini negli uffici comunali della città.

Nel duello a distanza ci ha messo lo zampino anche uno degli addetti stampa del Comune, Fabio Citrano, che su Twitter ha scritto a chiare lettere “suca” in calce ad un post del ministro dell’Interno. Commento che non è certo sfuggito a Salvini, che solerte ha provveduto a smascherarlo: “La professionale replica che ho ricevuto dal responsabile stampa del Comune di Palermo: “SUCA”! Un vero Lord…”

Nel botta e risposta a suon di insulti è intervenuto anche il sindaco Orlando annunciando possibili “provvedimenti disciplinari“. Alla fine il giornalista si è visto costretto a chiedere scusa: “È vero. Ho commesso un errore – ha scritto su Facebook – Sono pronto ad assumermi le responsabilità”. “La volgarità – aggiunge – è un errore in qualsiasi contesto. Lo è ancora di più se permette di distogliere l’attenzione da problemi ben più gravi. Ho sbagliato nel non valutare che la mia posizione di libero cittadino, inevitabilmente, si sovrapponeva al mio ruolo di dipendente pubblico e di componente dell’ufficio stampa del Comune di Palermo”.

Citrano spiega di “avere agito di pancia e involontariamente ho contribuito ad inasprire il clima già difficile tra il Sindaco e il Ministro. Per questo chiedo pubblicamente scusa a Leoluca Orlando, oggi protagonista indiscusso di una battaglia di civiltà contro gli aspetti criminogeni del cosiddetto decreto sicurezza”.