Caso Delbono, Cracchi scagionata da truffa e peculato: “Pensava che i viaggi fossero regali”

Pubblicato il 10 ottobre 2010 14:41 | Ultimo aggiornamento: 10 ottobre 2010 15:46

La posizione di Cinzia Cracchi deve essere archiviata per le accuse di peculato e truffa aggravata (in concorso con l’ex compagno ed ex sindaco di Bologna Flavio Delbono): infatti i viaggi in Italia e all’estero fatti assieme a lui (all’epoca vicepresidente della Regione Emilia-Romagna e ufficialmente in trasferta per conto dell’ente, mentre lei era nel suo staff) erano da lei considerati come regali di un fidanzato ricco, senza quindi doversi preoccupare della provenienza di quei soldi.

E’ sulla base di questa conclusione che nelle settimane scorse il pm Morena Plazzi ha chiesto l’archiviazione per la Cracchi. Nell’atto il magistrato ha sostenuto l’estraneità della donna da quel sistema di ”artifici e raggiri” realizzato invece successivamente da Delbono, secondo l’accusa, per ottenere i rimborsi dalla Regione. E allo stesso tempo ha imputato solo a lui l’abuso di ufficio riguardante il cosidetto premio di produzione (circa 800 euro netti al mese, e oggetto di un altro filone d’inchiesta) che Cinzia ha continuato a percepire anche dopo il passaggio dalla Regione al Cup 2000, sancito dal provvedimento di comando dell’aprile 2009.

Un modo per tenere buona la donna ed evitare macchie spiacevoli sulla sua reputazione in piena campagna elettorale. Riguardo ai viaggi, secondo il pm la Cracchi era del tutto estranea alla gestione del denaro, e non solo perché nei giorni dei viaggi era ufficialmente in ferie, e accanto a Delbono da semplice “accompagnatrice”. Ma anche perché non risulta che lei si sia mai occupata, in Regione, delle richieste di rimborso del suo compagno. Per questo Delbono si rivolgeva a un unico impiegato.

Insomma per Cinzia le vacanze a Capri o a Santo Domingo erano solo regali, costosi ma giustificabili da parte di un fidanzato molto più facoltoso di lei. Per l’accusa, inoltre, nessuna complicità della donna nemmeno per il reato di abuso d’ufficio legato al bonus percepito al Cup in aggiunta al suo stipendio da segretaria.

Nonostante l’indubbio vantaggio economico, secondo il pm il vero artefice fu Delbono che, grazie a persone a lui legate per comune appartenenza politica o rapporti fiduciari, le propose una soluzione ”confezionata su misura”. L’abuso era ”essenzialmente il risultato dell’opera di Delbono” nel tentativo di rendere inoffensiva la sua ex proprio nel momento in cui lei avrebbe potuto danneggiarlo di più.