Delitto Pedron, 20 anni dopo: Dna incastra uomo, prescrizione lo salva

Pubblicato il 19 Novembre 2009 9:30 | Ultimo aggiornamento: 19 Novembre 2009 9:35

pedronIl reato viene prescritto, niente processo, nessun colpevole. Dopo quasi 22 anni si arriva alla conclusione del “caso Pedron”, vale a dire la morte per strangolamento della giovane baby-sitter pordenonese Annalaura Pedron in un elegante appartamento al numero 4 di via Colvera, a Pordenone, la mattina del 2 febbraio 1988. Un fatto di sangue che per lunghi mesi scosse l’opinione pubblica e animò le cronache, anche per l’adesione della giovane alla setta filosofico-religiosa di Telsen Sao, fondata e diretta da Renato Minozzi poi sciolta.

Dopo decine di sospetti, dopo i continui blocchi delle indagini, la Polizia è arrivata all’identificazione di un unico imputato, il pordenonese David Rosset, 36 anni ma appena 15 all’epoca dei fatti. Il procuratore capo Dario Grohmann annuncia che venerdì chiederà al giudice dell’udienza preliminare del Tribunale dei minorenni, Paolo Sceusa, il non luogo a procedere per maturata prescrizione. Non importa se le prove a carico siano molto importanti: il Dna dell’uomo, ricavato da un controllo stradale con l’etilometro, «corrisponde al 100 per cento con quello del sangue trovato sul luogo del delitto frammisto al sangue di Annalaura», spiega il magistrato.

Un minorenne ha diritto alla circostanza attenuante dovuta alla sua giovanissima età quando fu commesso il delitto, lo dice la legge. Per giunta Rosset è stato sempre un cittadino irreprensibile, non ha mai parlato con alcuno della morte di Annalaura. E si è sempre avvalso con gli inquirenti della facoltà di tacere. Tutto questo significa che gli verranno senz’altro riconosciute le attenuanti generiche, che sommate a quella della minore età portano a 20 gli anni del termine di prescrizione: così si arriva al 2 febbraio 2008, addirittura un mese prima che l’uomo fosse iscritto sul registro degli indagati dopo i riscontri del Dna.

Alla famiglia di Annalaura resta solo la possibilità di avviare una causa civile di risarcimento, esibendo ai giudici la prova del Dna in possesso della Procura. Intanto “pende” a Pordenone il procedimento per ipotesi di vilipendio di cadavere, favoreggiamento e frode processuale a carico della madre di Rosset, Rosalinda Bizzo. Ma anche in questo caso la prescrizione, salvo rinuncia, è ormai scontata.