Dell’Utri, la Cassazione: “Sui processi nessuna pressione dell’Anm”

Pubblicato il 2 Novembre 2010 19:44 | Ultimo aggiornamento: 2 Novembre 2010 21:21

La Cassazione ‘scagiona’ l’Associazione nazionale magistrati di Palermo dall’accusa, rivolta dai difensori di Marcello Dell’Utri, di aver tentato di condizionare le decisioni della Corte di Appello del capoluogo siciliano innanzi alla quale era in corso il processo per concorso esterno, che si è poi concluso in secondo grado con una condanna a sette anni di reclusione, e quello, ancora aperto e sempre a carico del senatore del Pdl, per calunnia aggravata nei confronti di tre pentiti.

In particolare, la Suprema Corte prende difende l’Anm sull’udienza dello scorso 20 ottobre nella quale è stata respinta la richiesta di spostare, per ”legittimo sospetto”, il processo per calunnia in base presunte turbative ambientali.

Nel dichiarare ”manifestamente infondata” la richiesta di trasloco del fascicolo da Palermo a Caltanissetta, la Suprema Corte ha smentito la tesi difensiva sulla ”posizione preconcetta” che la Corte d’Appello avrebbe per l’ex manager di Publitalia e braccio destro di Silvio Berlusconi.

Tra gli elementi a favore del condizionamento ambientale, gli avvocati di Dell’Utri hanno citato il documento con il quale l’Anm di Palermo, lo scorso 23 giugno, aveva votato un documento di solidarietà ai giudici che stavano per emettere il verdetto sul concorso esterno, presieduti da Claudio Dell’Acqua, e che alcuni media avevano descritto come inclini ad assolvere il senatore.

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Secondo i legali di Dell’Utri il documento sindacale dei giudici sarebbe una prova dell’esistenza di pressioni sui processi e del clima di ostilità verso il senatore, testimoniato proprio dal fatto che la solidarietà non era stata unanime ma votata solo da quattro componenti dell’Anm locale.

In proposito la Cassazione  scrive che “in ogni caso una eventuale iniziativa del gruppo associativo della magistratura rimane, comunque, una iniziativa esterna al ‘corpus’ dell’ufficio giudiziario locale, anche in considerazione del fatto che mancano gli elementi per affermare una compatta adesione all’iniziativa”.

“Ne consegue che – prosegue la sentenza estesa dal consigliere Piercamillo Davigo – nessun rilievo può attribuirsi al fatto che la Giunta distrettuale dell’Anm non abbia votato all’unanimità un documento di solidarietà ai componenti il Collegio giudicante di altra sezione”.

“Del resto – aggiunge – sono del tutto generici i riferimenti alle pressioni su tali magistrati, mancando sia la specificazione dei fatti, sia il riferimento alla loro origine in un contesto locale”.

Per la Cassazione, infine, “non sono idonee a dimostrare l’esistenza di un condizionamento di tutti i magistrati dell’Ufficio giudiziario” né la vicenda del presidente Scaduti (che ha deciso di astenersi dal processo per calunnia dopo la sua controversa nomina alla Commissione antimafia), né gli articoli che di ciò hanno dato conto.