Denis Verdini, fallisce il suo giornale dopo la banca. I guai dell’amico di Renzi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 febbraio 2014 13:36 | Ultimo aggiornamento: 11 febbraio 2014 13:36
Denis Verdini, fallisce il suo giornale dopo la banca. I guai dell'amico di Renzi

Denis Verdini, fallisce il suo giornale dopo la banca. I guai dell’amico di Renzi

ROMA – Denis Verdini, fallisce il suo giornale dopo la banca. I guai dell’amico di Renzi. Un altro fallimento per Denis Verdini, dopo il crack del Credito Cooperativo fiorentino. Il Tribunale fallimentare di Firenze ha dichiarato fallito il “Giornale di Toscana”, inserto locale de Il Giornale della famiglia Berlusconi, editato e pubblicato dalla  Società Toscana Edizioni (Ste): a fronte di 12 milioni di contributi pubblici per l’editoria ricevuti tra il 2000 e il 2012, la società di Verdini ha accumulato un buco di 2 milioni di euro. Si sospetta una gigantesca frode ai danni dello Stato, motivo per cui al fallimento contabile corrisponde anche un’inchiesta della magistratura.

Nel procedimento Verdini è indagato come socio di maggioranza e amministratore di fatto della Ste e della Nuova Editoriale, nonché come dominus del Gruppo Ste, cui fanno capo altre 10 società del settore editoriale di cui rimaste in vita solamente due radio e una concessionaria pubblicitaria. Come finanziatore delle attività, insieme a Verdini, è indagato per truffa aggravata anche il costruttore Roberto Bartolomei, socio al 50% con Riccardo Fusi nella società Btp, e con Fusi condannato per bancarotta fraudolenta e bancarotta per distrazione proprio per il fallimento della società di costruzioni. (Davide Vecchi, Il Fatto Quotidiano)

 

Da dicembre Verdini e Pierluigi Picerno (marito della nipote di Verdini, Emma e amministratore della Ste) insieme ad altre 23 persone sono stati raggiunti da avviso di garanzia dal Tribunale di Firenze (ma per Verdini la posizione è stralciata visto che il Senato non ha ancora mai discusso dell’autorizzazione a procedere chiesta dai pm) con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato, sempre per i contributi all’editoria che ammonterebbe a 22 milioni, 12 per il Giornale di Toscana, 10 per il settimanale Metropoli. Per questo è stato disposto il sequestro di 22 milioni dal Tribunale.

Il Fatto Quotidiano si occupa dell’uomo del momento, Denis Verdini, seguendone la doppia parabola, politica e penale. L’uomo che tratta per conto di Berlusconi la modifica della Legge elettorale e di importanti capitoli della Costituzione, è la stessa persona inseguita dai magistrati per truffe ai danni dello Stato. L’uomo dell’Italicum si incontra regolarmente con Maria Elena Boschi: sono loro due i messaggeri di Berlusconi e Renzi negli incontri per definire l’accordo elettorale.

Con Verdini (lodato anche dal politologo Roberto D’Alimonte per il livello di consapevolezza scientifica sui sistemi elettorali) vero uomo forte del centrodestra e signore dei collegi elettorali, sui quali mantiene la parola finale quanto a candidature e alleanze. Che può permettersi di dare del “babbeo” al nuovo coordinatore Giovanni Toti scelto direttamente da Berlusconi e ammettere senza arrossire davanti alle telecamere di Report di aver preso soldi in nero. E particolarmente apprezzato in questa fase di convergenza con il “nemico” per la “special friendship” che da anni ha stabilito con Matteo Renzi. Con il quale, parola di Berlusconi, “si incontra ogni lunedì, da anni”.

Uno è spigliato, dicono simpatico, con quell’apparente franchezza da maledetto toscano; l’altro fa il sindaco di Firenze. Chi l’avrebbe mai detto che avrebbero finito per vedersi spesso e, a dar retta a certe voci, proprio al lunedì. Non è una frequentazione recente, certo, dato che entrambi rappresentano diversi poteri in città: il Comune (e prima la Provincia) da una parte; qualche banca e qualche giornale dall’altra, e in una città che non è esattamente una metropoli prima o poi ci si incontra. Ma le parole di Silvio Berlusconi stupiscono lo stesso: “Matteo e Denis si vedono da anni ogni lunedì a Firenze”, ha detto Silvio. E va notato quel “da anni”, che getta una luce inquietante sia sul nuovo che avanza, sia sul vecchio che avanza anche lui. Un avanzamento incrociato, insomma. (Alessandro Robecchi, Il Fatto Quotidiano)