Di Battista va in Usa: quel po’ di Berlusconi che c’è in noi…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 aprile 2018 17:40 | Ultimo aggiornamento: 11 aprile 2018 17:40
Alessandro Di Battista va negli Usa e parla di Berlusconi

Di Battista va in Usa: quel po’ di Berlusconi che c’è in noi…

ROMA – Alessandro Di Battista ancora non ha la testa agli Stati Uniti e pensa alla situazione politica italiana.

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“Non tollero che il mio Paese sia ancora – oscuramente – governato da quei soggetti che l’hanno portato alla rovina. Non tollero che una Repubblica fondata sul lavoro sia stata trasformata in una Repubblica fondata sul ricatto politico. Come può un uomo come Berlusconi dettare ancora legge? Che armi ha in mano per far tutto ciò oltre alle televisioni? Come può Salvini parlare di legalità e andare a braccetto con un uomo dalla ‘naturale capacità a delinquere’ (parole del Tribunale di Milano) come Berlusconi? Di cosa hanno paura certi leghisti? Di qualche dossier in mano al ‘Tinto bass’ di Arcore o della fine di qualche possibile finanziamento?”, ha scritto Di Battista su Facebook.

“La situazione è complessa, sapevamo che questa legge elettorale era pessima, organizzammo manifestazioni di piazza contro l’ennesima legge elettorale scritta per nominare i parlamentari (e non per farli eleggere) per poi controllarli e quindi ricattarli politicamente”, insiste l’esponente pentastellato.

“Io considero da 25 anni Berlusconi e ancor di più il ‘berlusconismo’ con tutte le sue manifestazioni successive (il renzismo ne è una delle tante) il male assoluto del nostro Paese. Perché fino a che lui, da una villa in Sardegna o da un palazzo romano, potrà porre veti o ricattare altre forza politiche quelle leggi che creerebbero giustizia sociale, lavoro e legalità non vedranno mai luce.

Io non tollero tutto questo e credo che oggi la condizione necessaria per tirare su il nostro Paese sia far fuori, definitivamente, il berlusconismo – suggerisce Di Battista -. Lo deve far fuori la Lega che ancora ne è permeata, lo deve far fuori il PD che si è lasciato contaminare irresponsabilmente. Lo dobbiamo far fuori un po’ tutti noi quando pensiamo che esser furbi sia meglio che esser bravi. Partirò il 29 maggio, prima darò una mano, da attivista, in Molise. Perché li voglio mandare a casa, punto!”.

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