Di Maio versione Casal Bruciato: prima i romani, poi la legge

di Riccardo Galli
Pubblicato il 9 maggio 2019 10:40 | Ultimo aggiornamento: 9 maggio 2019 12:16
Luigi Di Maio versione Casalbruciato: prima i romani, poi la legge.

Di Maio versione Casal Bruciato: prima i romani, poi la legge (nella foto Ansa, Virginia Raggi a Casal Bruciato)

ROMA – Di Maio versione Casal Bruciato. Tre agenzie di stampa in sequenza riportano il disappunto, a dir poco, del vice premier e capo politico M5S per quello che ha fatto e detto raggi sindaca di Roma. Raggi è andata a Casal Bruciato. E’ andata a incontrare la famiglia rom regolarmente assegnataria di una casa popolare. E’ andata ad incontrarla e a proteggerla. E’ andata sindaca raggi a dire niente meno che “la legge è uguale per tutti”, che “la legge si rispetta” e che “non esistono primi e secondi, esistono i diritti”. Ed è stata quindi regolarmente fischiata e insultata dai cori sotto regia Casapound. Non solo Casapound, anche gente del quartiere, genuinamente e spontaneamente attestata sui valori del diamogli fuoco, impicchiamoli tutti, strupriamo le mamme davanti ai bambini.

Tre agenzie di stampa tre dicono che Di Maio si sia dispiaciuto per queste azioni e parole della Raggi, molto dispiaciuto. Che la Raggi si sia attestata sulla stessa posizione niente meno che del Papa (Francesco incontrerà oggi la famiglia rom) raccontano le agenzie di stampa ha irritato Luigi Di Maio. Lo dicono le agenzie di stampa, Di Maio non smentisce, non è proprio detto sia vero. Però, se è vero ( e un po’ di arrosto sotto il fumo di agenzia deve esserci) perché Di Maio avrebbe con stizza spiegato che la linea giusta non è quella della Raggi ma quella sintetizzata nella formula: prima i romani!

Già, perché? Prima i romani fa il verso allo slogan di maggior successo elettorale, culturale e popolare di Matteo Salvini, il famoso e popolarissimo “prima gli italiani”. E’ il prima noi un programma di valori, un manifesto di umori, la radice ultima del noi contro tutti e tutti contro noi che anima i nazionalismo della terra e del sangue, i populismi dell’etnia e del territorio. E’ comunque la chiave del forziere più capiente di voti che oggi vanno alla Lega. Oltre che la chiave dei cuori e degli animi di più di mezza Italia: prima noi e al diavolo gli altri!

Di Maio col il suo “prima i romani!” comunica una voglia, un bisogno (un istinto?) a stare, a non perdere stretto contatto con il popolo e la gente della gogna, della forca, del rogo, della cacciata dei rom dalla faccia della città (della nazione, della Terra?). Quel “prima i romani!” che innerva la stizza di Di Maio anti Raggi rivela, proclama la voglia, il bisogno (l’istinto?) a ricorrere certo Salvini ma in fondo anche Casapound. Almeno questo è il Di Maio versione Casal Bruciato raccontato dalle agenzie di stampa. Nel non probabilissimo caso le agenzie di stampa abbiano inventato il Di Maio che batte il pugno e sibila: prima i romani, poi la legge, Di Maio o chi per lui ,lo faccia sapere. Ne sarebbero contenti anche quelli di Casapound di avere un concorrente in meno.

A proposto qualcuno tra Campidoglio, Istituto case popolari e quindi Procura della Repubblica può finalmente spiegare come fa Casapound a conoscere nome ed etnia degli assegnatari degli appartamenti prima ancora che questi stessi lo sappiano e prima che vadano ad abitare nella casa assegnata? Fino a dove arriva l’ appalto all’organizzazione fascista della pulizia etnica delle concessioni delle case popolari? E come si ramifica, quali i complici? E soprattutto, quando si stronca?