Di Maio sostituito col comitato dei 10? In M5s una fronda vuole fare fuori il capo

di alberto francavilla
Pubblicato il 25 Settembre 2019 9:17 | Ultimo aggiornamento: 25 Settembre 2019 11:29
Luigi Di Maio sostituito dal comitato dei 10? In M5s una fronda vuole fare fuori il capo

Luigi Di Maio in una foto Ansa

ROMA – All’interno del Movimento 5 Stelle c’è una fronda anti Di Maio. Una fronda anche piuttosto numerosa, stando ai soliti rumors “di palazzo”. Fatto sta che durante l’assemblea indetta per nominare il nuovo capogruppo al Senato, è venuta fuori una proposta che sa di ghigliottina per l’attuale ministro degli Esteri: una modifica allo Statuto per istituire un “comitato dei 10” che assuma i compiti del capo politico. Oligarchi al posto del “tiranno” (anche se illuminato, direbbero da quelle parti). Dal punto di vista formale, una proposta dettata da una maggiore “volontà di democrazia”, una sorta di Rousseau degli eletti. Dal punto di vista politico, una sorta di sfiducia nei confronti di quello che prima era visto da tutti come il “capo” e che ora, dalla formazione del nuovo governo, piace sempre meno all’interno del Movimento.

Le motivazioni che potrebbero aver portato a questa sorta di referendum su Di Maio sono arcinote: la formazione del nuovo governo, l’alleanza con il Pd, la cooptazione dei componenti del nuovo esecutivo con gelosie e l’ira degli esclusi. L’Ansa scrive che la questione è esplosa in occasione dell’avvio dell’iter per la scelta del nuovo capogruppo al Senato: lì, in assemblea, è arrivata la proposta “choc”, la richiesta di modifica dello Statuto 5 Stelle per mettere mano e limitare i poteri in mano al capo politico del Movimento. Una richiesta che ha visto contrapporsi le due fazioni pro e contro Di Maio, tanto da invocare la mediazione del garante Beppe Grillo. E che ha convinto il capo politico a rilanciare da New York sulla battaglia cardine del Movimento, quella del taglio dei parlamentari: “Ci aspettiamo lealtà dal Pd, non vogliamo ritardi”, dice in vista della conferenza dei capigruppo che domani sarà chiamata a Montecitorio a decidere i tempi.

Ma non basta. Da mesi i parlamentari attendono la costituzione di un organismo che si affianchi al capo politico nella gestione del Movimento: Di Maio l’aveva promesso e gli aveva anche dato il nome, “i facilitatori”. Ora i senatori chiedono che venga istituito un organismo politico, una sorta di nuovo “direttorio” politico di 10 componenti, tra cui i due capigruppo di Camera e del garante Beppe Grillo. Chiamato a gran voce a tornare ad occuparsi del Movimento, o quantomeno a venire ad ascoltare le ragioni dei senatori in una nuova assemblea da convocare a stretto giro. “E’ arrivato il momento di introdurre il principio democratico dell’elezione dal basso verso l’alto di tutti i livelli, organi e cariche del Movimento” ha esortato, nel corso dell’assemblea, il senatore Primo Di Nicola dopo la proposta di revisione dello statuto che sarebbe arrivata, affermano indiscrezioni, da un altro senatore.

Anche in quest’ottica la nomina dei nuovi capigruppo di Camera e Senato, che avverrà con una vera e propria competizione elettorale, con la costituzione di “squadre” che si propongono nel direttivo in contrapposizione tra di loro, diventerà l’occasione per la misurazione della forza delle varie “aree” che convivono nel Movimento. Alla Camera le candidature come capogruppo si sono chiuse e ora si guarda alla formazione delle squadre: verranno composte con l’indicazione di 4 rappresentanti di area (istituzioni, economia, sociale e internazionale) che faranno i vicepresidenti e verranno eletti singolarmente, un capogruppo vicario, un tesoriere e 3 delegati d’aula.

E a Montecitorio lancia la sfida Anna Macina che annuncia la sua candidatura prima della chiusura dei termini e della possibile candidatura dell’attuale vicario di Francesco D’Uva, Francesco Silvestri. Al Senato la battaglia è appena iniziata e si concluderà entro metà ottobre, in tempo per Italia 5 Stelle. In corsa potrebbe esserci Danilo Toninelli, senatore “dimaiano” ma non riconfermato nel nuovo governo. Come Barbara Lezzi, indicata dai suoi colleghi come uno dei senatori più amareggiati per la mancata fiducia, come pure Vincenzo Santangelo. A gettare acqua sul fuoco, pur senza smentire i contenuti dello scontro in assemblea, arriva invece il senatore Sergio Puglia: “nessuna maretta, solo scambio di idee”. Anche Nicola Morra rimarca: “nessuna baruffa, solo un esercizio di democrazia”.

Di Maio: “Firme non contro di me ma per rafforzare il gruppo”.

“Sono stato eletto capo politico con l’80% di preferenze, non con il 100% ed è giusto che ci sia chi non è d’accordo ma far passare quelle 70 firme per 70 firme contro di me… Ci sono persone che potrei definire amiche e con cui lavoro ogni giorno che mi hanno chiamato e mi hanno detto che è un grande malinteso: ‘non è contro di te ma per rafforzare il gruppo parlamentare'”. Lo ha detto da New York il ministro degli Esteri e capo politico del M5s Luigi Di Maio ai microfoni di Rainews24.

Dessì: “Le 70 firme non sono contro il capo”.

“Viste le ricostruzioni della stampa di oggi, ci tengo a precisare che le 70 firme raccolte servono semplicemente a convocare un’assemblea del Gruppo del Movimento 5 stelle al Senato al fine di discutere eventuali modifiche al regolamento del gruppo stesso. Luigi Di Maio non è in discussione”. Così il senatore 5s Emanuele Dessì. “La modifica al regolamento – spiega – serve per far in modo che il Gruppo del Senato sia messo in grado di produrre proposte operative da dare a Di Maio. Questo processo, rispettoso delle regole e democratico, è stato strumentalizzato per attaccare M5s e il suo leader”. (Fonte Ansa).