Di Maio: no, il condono no. Salvini: no al reddito-divano. Baruffe d’amore…sui soldi

di Lucio Fero
Pubblicato il 18 settembre 2018 9:19 | Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2018 11:36
Di Maio: no, il condono no. Salvini: no al reddito-divano. Baruffe d'amore...sui soldi

Di Maio: no, il condono no. Salvini: no al reddito-divano. Baruffe d’amore…sui soldi

ROMA – Di Maio: no, il condono no. Il capo politico M5S fa sapere che “mai” M5S voterà un condono fiscale. Ma la Lega di condono fiscale ne ha preparato uno maxi, formato gigante. Una roba che paghi un forfait basso basso e spariscono i debiti con il Fisco fino a un milione di euro di tasse e tributi non pagati. No, mai dice M5S. Di Maio: possiamo accettare solo una pace fiscale con chi è in difficoltà o in ritardo nel pagare le tasse.

Con il condono anzi maxi condono il governo potrebbe farci miliardi (anche se non quelli sperati e calcolati da Salvini). E quindi pagarsi almeno quota 100 pensioni, vera bandiera leghista. Con la pace fiscale solo per chi non ce l’ha fatta a pagare tutte le tasse e non per chi le tasse tutte non le ha mai pagate non è invece che ci si facciano i bruscolini, ma quasi. Un miliardo, magari uno e mezzo. Non ci paghi quota 100, tanto meno a 62 anni di età. Che, per inciso, costa talmente tanto che al governo è venuto in mente di farla pagare in parte ad aziende e lavoratori.

Ma Di Maio dice: no, il condono no. Pensando che figura ci faccio mettendo la firma M5S sotto il più berlusconiano dei provvedimenti economici?

E allora Salvini e tutta la Lega fanno sapere: sai che c’è? C’è che il reddito di cittadinanza (bandiera M5S) va bene solo se non è un reddito per stare sul divano a vedere la tv . Il che vuol dire te lo scordi reddito di cittadinanza a cinque milioni di persone. Reddito di cittadinanza diventa aiuto economico a chi sta cercando lavoro e fa formazione per trovarlo lavoro. Insomma qualcosa che già c’è e che magari si rinforza, niente di più.

Non è solo ripicca per l’ostacolo M5s al condono fiscale, è che la Lega che ha già sostanzialmente mollato la Flat tax (di calo dell’Irpef se ne riparla ufficialmente l’anno del mi e il giorno del poi) non può sottoscrivere una manovra di bilancio dove reddito di cittadinanza c’è e bello grosso e quota 100 pensioni è nana e Flat tax sparita.

E allora? Allora le vie sono due e solo due. La prima è puramente teorica, pura chiacchiera. E infatti è quella che hanno scelto dopo l’ultimo vertice sulla manovra, quella da raccontare alla stampa ipnotizzata. La via del trovare i soldi per tutto tagliando gli sprechi di spesa pubblica. Ma guarda chi si rivede: la spending review. Ma non era defunta? Sì che è defunta. A tagliare gli sprechi ci si rimettono fior di voti e per questo nessuno lo ha mai fatto e lo fa davvero. Ve lo vedete ad esempio, piccolo e solo esempio di tanti possibili, il governo Salvini Di Maio togliere le iper agevolazioni sul gasolio agli auto trasportatori e beccarsi quindi i blocchi stradali?

Nessuno taglierà nessuno spreco, sono, come ama dire Di Maio, supercazzole. Di maio che aveva promesso e giurato: se ci mandate al governo in 20 minuti del primo consiglio dei ministri tagliamo 20 miliardi di sprechi della casta e li diamo al popolo. Si è visto, spupercazzole appunto.

La seconda via è pagare quota 100 a 62 anni, reddito cittadinanza e spargere anche un leggero aroma di flat tax in buona parte a deficit. Che vuol dire? Proprio come potrebbe tentare di fare ciascuno di noi quando vuole acquistare o spendere ma non ha denaro necessario. Fa debito, spende a deficit.

Ora, visto che avendo la stessa moneta le nostre cambiali le per così dire volenti o nolenti onorano anche gli altri europei, ci sono dei vincoli e limiti a fare deficit e debito. L’Italia di prima si era impegnata a fare nel 2019 0,8 per cento di deficit annuo sul Pil (piccola percentuale per ché enorme è la percentuale del nostro debito pubblico, abbondantemente sopra il 130 per cento). Il ministro Tria sa o crede di sapere che raddoppiando il deficit 2019 sul Pil fino a 1,6 per cento (da 0,8) la Ue non farà tanti ostacoli reali.

In realtà Bruxelles sotto elezioni europee (maggio 2019) non è in grado di opporre troppe resistenze che non siano verbali. Una Ue debolissima le puoi forzare la mano, su questo Salvini e Di Maio non si sbagliano. Deficit dunque al due per cento e pure sopra e i soldi si trovano, si stampano a deficit e la Ue abbozza, si piega. La Ue…

Tria ha spiegato chiaro chiaro a Salvini e Di Maio che sopra 1,6/1,7 di deficit il problema non è la Ue, l’Europa cattiva, arcigna, sorella stra e avara. Il problema sopra quella quota di deficit sono quelli che nel pianeta devono prestare soldi all’Italia se l’Italia vuole, letteralmente, arrivare a fine mese. Se hai tanti debiti e continui a farne non solo ancora ma a farne di più in proporzione al tuo reddito chi ti presta soldi (se te li presta) vuole interessi maggiori. A coprire il rischio che tu possa un giorno non pagare. Tria lo ha detto chiaro: sforiamo il deficit per stampare e spendere cambiale da x miliardi e poi x miliardi li spendiamo per pagare i maggiori interessi sul debito. Non proprio un grande affare. Anzi una mossa letteralmente ignorante.

Una terza via non c’è? A parte quella di dire che è tutta colpa di quelli di prima, la terza via al momento non c’è. Però non sarà dramma di governo, meno che mai. Enrico Mentana a domanda sui rapporti tra Di Maio e Salvini ha detto con ironica efficacia: “Sono al test di gravidanza”. La coppia politica dei due, il Capitano e il Capo Politico, va alla grande. Si promettono lunga convivenza. Fanno sul serio. Sono quindi baruffe d’amore. Come spesso accade baruffe d’amore sui soldi per i progetti futuri. Come in ogni coppia l’uno sognava il giardino, l’altro la terrazza…