Di Maio: “Deficit resta al 2,4%. Nuove regole Ue dopo le elezioni”

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 ottobre 2018 9:05 | Ultimo aggiornamento: 7 ottobre 2018 9:05
Di Maio: "Deficit resta al 2,4%. Nuove regole Ue dopo le elezioni"

Di Maio: “Deficit resta al 2,4%. Nuove regole Ue dopo le elezioni” (Foto Ansa)

ROMA – Il vicepremier Luigi Di Maio non è preoccupato dalla bocciatura europea al Documento di economia e finanza: “Sapevamo che questa misura economica non sarebbe piaciuta, ma tra sei mesi questa Europa sarà finita”, dice in una intervista al Corriere della Sera con riferimento alle prossime elezioni europee. 

Assicura che sull’uscita dall’euro “non c’è nessun piano B. L’appartenenza all’Unione europea non è in discussione così come non lo è l’uscita dall’euro. È la Commissione che ha sei mesi di vita, dopodiché nessuno di questi soggetti farà più il commissario. Ci sarà in tutti i Paesi un tale terremoto contro l’austerity che le regole cambieranno il giorno dopo le elezioni. Ma il piano B non esiste – dice – questa manovra noi la vogliamo discutere con le istituzioni europee”.

Sull’ipotesi di cambiare la manovra in Parlamento, Di Maio commenta: “Con il premier mi confronto sempre e siamo d’accordo. Non so se Giorgetti ha cambiato idea. Ma a me interessa l’opinione di Salvini, con il quale ci siamo detti che non si torna indietro. Se andiamo in Parlamento con l’idea di cambiare il 2,4% di deficit, gli squali sentono il sangue e azzannano. Non c’è un piano alternativo”. Quanto allo spread, afferma: “L’unico modo per calmare i mercati sarebbe che noi andassimo a casa, ma chiedete agli italiani se lo vogliono”.

Intervistato anche dalla Nuova Sardegna, Di Maio dice: “Stiamo realizzando quello che abbiamo messo nero su bianco nel nostro programma elettorale e poi nel contratto di governo. Questa è la vera rivoluzione. Da quanto non si vedeva un governo che mantiene gli impegni?”. Sulla “Manovra del Popolo” ci sono stati “pregiudizi e speculazioni. Qualcuno ha giocato ad agitare i mercati: esponenti dell’opposizione, che non hanno a cuore il proprio Paese, e alcuni commissari europei”. E i “giornaloni italiani che sono in mano ai vecchi partiti (Pd e Forza Italia in primis) che hanno tentato di distruggere la manovra ancora prima di leggerla”.