Di Maio – Grillo: lingua biforcuta sull’Euro e quella minaccia…

di Riccardo Galli
Pubblicato il 7 maggio 2018 9:26 | Ultimo aggiornamento: 7 maggio 2018 9:26
M5s. Di Maio - Grillo: lingua biforcuta sull'Euro e quella minaccia...

Di Maio – Grillo: lingua biforcuta sull’Euro e quella minaccia… (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Di Maio-Grillo: due cuori politici che battono all’unisono e una sola volontà comune. Comune è anche la lingua biforcuta sull’euro.  Sì, no, forse. La politica pentastellata sull’euro è sempre stata chiara, a patto ovviamente che si consideri la tripla del vecchio totocalcio come una politica. Ma il guizzare di qua e di là della posizione M5S sull’euro l’ha finalmente spiegato ieri sera Luigi Di Maio: se M5S va al governo, euro buono, se M5S non va al governo, euro cattivo. Chiaro, no?

Prima incerti, poi fermamente contrari e poi, invece, favorevoli. Almeno sino a quando Beppe Grillo, garante del Movimento, è tornato a pubblicizzare l’idea di un referendum sulla moneta unica attraverso le pagine del settimanale francese ‘Putsch’, ed è iniziato un altro giro. Prima di addentrarci nell’ultimo giro, da notare il baluginare di una minaccia-avvertimento. Eccoli, per bocca di Di Maio: “Possiamo chiamare i cittadini ad agire anche in altro modo oltre che votando…”. “Se si risponde due di picche a 11 milioni di elettori, allora gesti non democratici diventano possibili”. Chiaro, no?

“Il Movimento ha sempre detto che noi ‘volessimo’ fare un referendum sull’euro” diceva il capo politico dei 5Stelle Luigi Di Maio salvo poi correggere, “il Movimento non ha interesse ad uscire dall’euro”. E poi, sempre Di Maio: “Chi vuole uscire dall’euro deve poterlo fare” e “se non ci liberiamo dell’euro il mezzogiorno diventerà una terra desolata e spopolata”; ma allo stesso tempo “l’orientamento dell’Italia sia restare nell’euro”. Sulla stessa linea l’ormai ex big Alessandro Di Battista, appena reinventatosi padre, reporter e scrittore che rivendicava il “diritto ad avere una nostra moneta” perché “l’euro ci ha distrutto”.

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E nonostante questo Dibba restava “non per forza contro l’euro” ma comunque “estremamente euroscettico”. E poi Grillo che da garante e capo comico di lunga esperienza indicava la strada: “Dobbiamo uscire dall’euro il prima possibile” ma ricordando che “io non voglio uscire dall’euro”, sino all’ultima puntata sul Putsch: “ho proposto un referendum per la zona euro. Io voglio che il popolo italiano si esprima. Le persone sono d’accordo? C’è un piano B? Dobbiamo uscire dall’Europa oppure no?”.

Inoltre, in virtù forse della testata francese dal nome che tradotto significa ‘colpo di stato’, Grillo ha voluto elencare i 30 golpe andati in scena più o meno sempre contro i 5Stelle, ultimo in ordine di tempo quello che li tiene lontani da palazzo Chigi nonostante siano il primo partito con il oltre il 32% dei voti ma comunque senza maggioranza.

E d’altra parte prima della legge arriva la matematica a dire che il 32% dei voti sono, al massimo, maggioranza relativa mentre in Parlamento, per governare, servirebbe quella assoluta. Ma quella dei golpe è un’altra storia, tra l’altro un rubacchiata dal canovaccio caro all’arcinemico Silvio Berlusconi. Chi avesse qualche dubbio o timore di non aver ben compreso la posizione dei 5Stelle sulla moneta unica è più che giustificato. La posizione, in effetti, non l’ha capita nessuno, probabilmente anche all’interno del Movimento. Di Maio, interpellato dai giornalisti, ha ricordato che “Beppe Grillo è il nostro garante”, prima di ripetere che la linea del Movimento 5 Stelle non è cambiata. Anche se non ha specificato rispetto a quando.

L’intervista di Grillo, inoltre, non viene citata né sul suo blog né su quello del Movimento5Stelle, così come l’articolo originale non è stato ripreso da nessuno degli account social solitamente usati dal Movimento. In realtà non è chiaro se la mutevole posizione dei grillini nei confronti dell’euro sia nuovamente cambiata. Il Movimento è stato infatti per lungo tempo favorevole a un referendum che riguardasse la permanenza dell’Italia all’interno della moneta unica, ma da circa un anno ha moderato la sua posizione. Lo scorso dicembre, per esempio, il capo politico Di Maio diceva che il referendum rappresentava un’extrema ratio, anche se ammetteva che avrebbe votato a favore dell’uscita. Mentre lo scorso gennaio il Movimento ha esplicitamente abbandonato l’idea del referendum, che non compariva più tra i 20 punti del suo programma.

E poi? Poi, a voler essere maliziosi, si può notare una certa simmetria: più lontano è il Movimento da palazzo Chigi e più l’euro è un nemico da attaccare, colpire e dare in pasto agli elettori. Più invece la possibilità di entrare in quel palazzo si avvicina e più la posizione sulla moneta unica assume contorni istituzionali. Sarà un caso? Può darsi, anche se l’ultima intervista è arrivata dopo che l’ipotesi di un governo 5Stelle, con Lega o Pd poco importa, ha perso irrimediabilmente quota. In attesa della prossima puntata…