Di Maio premier, mancano 90 voti. Salvini a meno 60. Questo governo no, l’altro nemmeno…

di Lucio Fero
Pubblicato il 7 marzo 2018 12:28 | Ultimo aggiornamento: 7 marzo 2018 12:28
Elezioni 2018: Di Maio premier, mancano 90 voti. Salvini a meno 60. Questo governo no, l'altro nemmeno...

Di Maio premier, mancano 90 voti. Salvini a meno 60. Questo governo no, l’altro nemmeno…

ROMA – Di Maio premier, mancano 90 voti alla Camera e quasi 5o al Senato. Anzi qualcuno in più manca in entrambe le Camere perché i gruppi parlamentari M5S subiranno la piccola sottrazione degli espulsi prima di essere eletti. Dove li prende Di Maio questi 90 e passa voti alla Camera? Se non li prende da qualcuno e in qualche modo, Di Maio il premier non lo fa.

A Salvini premier alla Camera mancano circa 60 voti. E al Senato circa 25 sono i voti che mancano per Salvini premier. Quantitativamente Salvini sembra stare un po’ meglio nella strada che porta a guidare il governo, gli mancano infatti meno voti in Parlamento per arrivare alla maggioranza e alla fiducia. Però Salvini è il secondo vincitore delle elezioni, ha conquistato circa il 18 per cento dei voti, il 32 per cento lo ha preso Di Maio. E, soprattutto, Salvini ha meno acqua in cui pescare i suoi voti aggiuntivi perché…perché è Salvini. Comunque dove li prende Salvini quei 60 voti alla Camera e 25 al Senato che gli mancano? Se non li prende da qualcuno e in qualche modo, Salvini il premier non lo fa.

Già, dove li prendono Di Maio e Salvini i voti che mancano?

La più logica e quella che sicuramente funziona in termini di numeri parlamentari è che li prendano l’uno dall’altro. Alleanza di governo M5S-Lega fa più dei 316 voti che servono alla Camera e dei 158 che servono al Senato. Solo che è difficile per Salvini mollare Berlusconi e compagnia centrista (per ora lo ha escluso). Difficile ma non impossibile, Salvini potrebbe anche farlo. Ma per andare a fare il secondo e l’aiuto nel governo Di Maio? Questo è più difficile.

E soprattutto il governo Di Maio-Salvini potrebbe poggiare e costruirsi soprattutto su una azione e identità anti Unione Europea che lo renderebbe tanto popolare quanto instabile. Instabile perché a breve la gente si accorgerebbe (di tasca propria) che non è proprio che conviene (alla prossima banca italiana che salta Bce stavolta dice: fatti vostri). E infine un governo che deve insieme abolire la Fornero, rimandare in pensione a 62 anni, tagliare le tasse all’aliquota unica per tutti del 20 per cento massimo e dare a 10 milioni di italiani tra 1000 e 1500 euro al mese di reddito di cittadinanza…insomma, diciamo che è…difficile.

E allora governo M5S-Pd? Di Maio i 90 voti che gli servono li va a pescare a sinistra? La difficoltà non è che Di Maio e M5s del Pd hanno detto il peggio e più del peggio ogni giorno degli ultimi anni. La difficoltà maggiore non è neanche che l’elettore tipo M5S ha votato perché M5S viva e governi ma anche perché Pd morisse e venisse severamente punito e ora ritrovarselo alleato…La difficoltà è che questi 90 voti per Di Maio a sinistra non ci sono. Anche a voler dare per sicuri la dozzina di voti parlamentari di Grasso-Boldrini per Di Maio premier, ne mancano ancora 80.

Alla Camera il Pd di voti ne ha circa 110. Do questi, 80 possono andare a Di Maio premier? Impensabile. Neanche se il Pd si spacca il 75 per cento del partito e dei gruppi parlamentari vanno sulla linea Emiliano di evviva Di Maio. Neanche se il Pd si “derenzizza” Di Maio trova 80 deputati Pd che lo votano premier. Anzi sul no al governo con M5S, Di Maio che ha vinto il governo se lo faccia da solo, il Pd rischia di trovare identità, ragione e ruolo e perfino un filo di dignità e orgoglio.

E allora a Di Maio premier, se no la Lega o il Pd, i voti mancanti in Parlamento chi glieli dà? Berlusconi? Meloni? No di certo. Chi glieli dà a Di Maio premier i voti che in Parlamento non ha non si sa, per ora proprio non si sa. Si sa però che per trovarli Di Maio dovrà molto trattare e trottare, altro che aspettare che gli altri si convertano alla ineluttabile bontà del governo M5S.

E a Salvini premier i voti che mancano in Parlamento che glieli dà? Non il Pd, escluso. Non certo Liberi e Uguali. La decina di eletti M5S senza casa? Perché no? Ma siamo lontani, ne mancano ancora tanti. Un po’ di “responsabili” qua e là, eletti qua e là e che volentieri si accasano e accampano sotto un governo per vari tipi, diciamo, di responsabilità? Può essere, ma una cinquantina di “responsabili per Salvini” è quasi un ossimoro, anzi senza quasi.

E allora, allora, allora? Allora la più diritta, logica è quella in fondo più votata: due vincitori, un governo. Governo M5S-Lega è la soluzione più conseguente al voto. La soluzione che il popolo sovrano si è meritata. E tanti auguri al premier e ai ministri di un governo così. E ancora più auguri al popolo sovrano che avrebbe modo così di godersi appieno la soluzione e il governo che volontà popolare ha espresso.

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