Di Maio: “Taglieremo i finanziamenti ai giornali”. Ma non ci sono più da anni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 ottobre 2018 9:43 | Ultimo aggiornamento: 11 ottobre 2018 9:43
Di Maio: "Taglieremo i finanziamenti ai giornali". Ma non ci sono più da anni

Di Maio: “Taglieremo i finanziamenti ai giornali”. Ma non ci sono più da anni

ROMA – Luigi Di Maio insiste nel minacciare i giornali annunciando ancora una volta di tagliare i fondi pubblici alla carta stampata. Tranne che per le cooperative, tuttavia, quei fondi sono stati soppressi già da anni. Nel corso del vertice di ieri sera con i ministri M5S, Di Maio ha chiesto con forza di inserire nella manovra il progressivo azzeramento dei finanziamenti pubblici ai giornali e il taglio dei costi alla politica eliminando il più possibile gli sprechi esistenti: auto blu e voli di Stato in primis.

Non è la prima volta, anche nei giorni scorsi Di Maio ha ribadito questo vecchio cavallo di battaglia del Movimento: ora, nel pieno della polemica che lo oppone ai grandi giornali, perlomeno scettici sulla manovra annunciata dal Governo e sulla sua sostenibilità finanziaria, il viceministro ha tutto l’interesse a screditarne immagine e autorevolezza. 

L’ultimo intervento normativo sui fondi pubblici alla carta stampata è il decreto legislativo dell’anno scorso su impulso della legge del 2016 che circoscrive il perimetro degli aiuti a poche categorie (cooperative, quotidiani espressioni di minoranze, consumatori, diffusi all’estero…): nella mazzetta quotidiana di giornali a ricevere contributi troviamo l’Avvenire, Il Manifesto, Libero. Ma non troviamo di certo La Repubblica, Il Corriere della Sera, La Stampa, i “giornaloni” cui Di Maio indirizza i suoi strali ogni volta che ne criticano la politica. 

Qualche giorno fa il viceministro aveva proposto di intervenire anche sulla pubblicità, quella commissionata dalle aziende a partecipazione pubblica, chiedendo loro di interrompere il rapporto. Proposta tanto irrituale da provocare la reazione indignata e rabbiosa della Federazione Nazionale della Stampa (Fnsi): “Non saranno certo gli editti di qualche federaletto di provincia ad impedire ai giornalisti italiani di compiere ogni giorno il loro dovere”, laddove federaletto sta evidentemente per fascistello. 

Ma la crociata di Di Maio contro i giornali non si ferma qui: fonti 5 Stelle citate dall’Ansa assicurano si stare lavorando “affinché non ci siano più testate che abbiano conflitti di interesse o con società che hanno interessi diversi da quelli editoriali”. Un progetto per promuovere l’editoria “pura”, cioè non legata a quelli che Di Maio con disprezzo chiama “prenditori”.

“L’operazione di discredito verso questo governo continua senza sosta. Gli editori dei giornali hanno le mani in pasta ovunque nelle concessioni di Stato: autostrade, telecomunicazioni, energia, acqua. E l’ordine che è arrivato dai prenditori editori è di attaccare con ogni tipo di falsità e illazioni il M5s”, ha scritto su Facebook Di Maio. Anche se, per esempio, su Benetton azionista del gruppo che edita La Repubblica è stato già più volte smentito perché palesemente falso.