Di Pietro: “Monti e Napolitano sono più prepotenti di Berlusconi”

Pubblicato il 30 luglio 2012 17:10 | Ultimo aggiornamento: 30 luglio 2012 17:59
Luigi Li Gotti e Antonio Di Pietro

Luigi Li Gotti e Antonio Di Pietro (Foto LaPresse)

ROMA – Continua l’attacco dell’Italia dei Valori al presidente della repubblica, e non solo. Per il leader dell’Idv Antonio Di Pietro e l’avvocato e senatore Luigi Li Gotti Mario Monti e Giorgio Napolitano sono peggio di Berlusconi nella “prepotenza di comprimere la potestà delle Camere”.

”Secondo noi, hanno detto Di Pietro e Li Gotti, la nostra Costituzione è tramortita dalla prepotenza di chi avrebbe tanta voglia di assolutismo, ossia di comprimere la potestà delle Camere. Era la voglia conclamata di Berlusconi. Pensavamo d’aver raggiunto l’apice. Ci siamo sbagliati: sottovalutavamo Monti e Napolitano”.

‘L’attacco di Di Pietro e Li Gotti è dettagliato: ‘C’era una volta la democrazia parlamentare, luogo di confronto e di elaborazione dei disegni di legge. La nostra Costituzione, all’articolo 70, rammentava che ‘la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere’. Poi c’era il Governo, anch’esso abilitato a presentare disegni di legge, con una fondamentale differenza: per farlo doveva avere, ogni volta, l’autorizzazione del Presidente della Repubblica, come si legge all’articolo 87 della Costituzione. Abbiamo usato il verbo al passato, non a caso. La nostra Costituzione c’è, è viva, è bella. Ma per molti è diventata una pastoia, un ostacolo. Come fare per sbarazzarsene? Hanno trovato l’articolo adatto, il 77: ‘in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge’. Ma ci sarebbe un ostacolo: è il Presidente della Repubblica che è chiamato a vigilare sulla straordinarietà della necessità ed urgenza. Bella cosa così. Sennonché ormai accade, con frequenza bisettimanale, che il Governo ricorra al decreto e il Presidente della Repubblica verifichi, bisettimanalmente, che vi siano i requisiti di straordinaria necessità e urgenza. Con la conseguenza – continuano – che, essendo previsto il termine di sessanta giorni per la conversione dei decreti da parte delle due Camere, il Governo puntualmente pone la fiducia e cosi’ strozza il dibattito parlamentare. Sotto la scure della minaccia-fiducia, infatti, il Parlamento vota quella che in verità è una sfiducia con ricatto. Bella la democrazia parlamentare, vero? I costituzionalisti partigiani – concludono – la chiamano Costituzione vivente”.