Diffamazione, “niente carcere ai giornalisti”: proposta di Stefano Dambruoso

Pubblicato il 10 Giugno 2013 12:51 | Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2013 12:56
Diffamazione, "niente carcere ai giornalisti": proposta di Stefano Dambruoso

Stefano Dambruoso

ROMA – Diffamazione a mezzo stampa, stop al carcere per i giornalisti: è quello che chiede Stefano Dambruoso, componente di Scelta Civica in Commissione Giustizia della Camera.

Il politico ed ex magistrato ha depositato una proposta di legge per riformare la disciplina dei reati di di questo tipo per garantire diritti di rilevanza costituzionale, come le libertà di espressione, di critica e di cronaca e, al tempo stesso, l’onore delle persone offese dalla notizia o dal giudizio diffamatorio.

Dambruoso sottolinea l’anomalia della legislazione italiana, che prevede la reclusione per i reati di opinione come la diffamazione a mezzo stampa.

Ha spiegato Dambruoso:

”Le modifiche proposte appaiono oggi più che mai necessarie, soprattutto a seguito delle condanne alla pena della reclusione che hanno colpito noti giornalisti e direttori di testate nazionali. In quasi tutti gli Stati occidentali, la pena per i reati di opinione è soltanto di carattere pecuniario e per correggere l’anomalia presente nel nostro ordinamento occorre modificare la legge 8 febbraio 1948, n. 47, recante ”Disposizioni sulla stampa”, e il Codice Penale in materia di reati commessi con il mezzo della stampa, della diffusione radiotelevisiva o con altri mezzi di diffusione, dell’ingiuria e della diffamazione. Il disegno di legge prevede per i reati richiamati – in conformità con gli standard europei – sanzioni pecuniarie in luogo delle sanzioni detentive, e mira a raggiungere un equilibrio tra la libertà di stampa e la tutela della reputazione dei singoli, mediante l’istituto della rettifica e la pubblicazione della sentenza di condanna”.